Dal Corriere: “Cellulari spenti in classe. Per i trasgressori scatteranno sanzioni disciplinari compresa quella del ritiro temporaneo del cellulare durante le ore di lezione e la restituzione, ove occorra, in presenza dei genitori. È quanto prevedono le linee guida sull’uso dei cellulari a scuola e sulle sanzioni disciplinari per episodi di particolare gravità emanate oggi dal ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni.”

Da oggi dunque è proibito per gli alunni tenere acceso il proprio telefono durante le lezioni. Bene. Ma fino a ieri o ieri l’altro come è stato dunque possibile far funzionare l’istruzione? Quando andavo a scuola non esistevano i telefoni cellulari e solo negli ultimi mesi del liceo avevano cominciato a diffondersi. Esistevano però una marea di altri modi, egualmente efficaci, per distrarsi e creare confusione durante le lezioni. Le distrazioni sono sempre esistite ed i cellulari non sono altro che un’ultima tecnologica evoluzione dei bigliettini o delle penne Bic che sparavano pezzettini di carta masticata. Ricordo anche che l’atmosfera in aula, pur essendo decisamente goliardica, non aveva mai richiesto interventi del governo per ricondurre le lezioni al loro naturale svolgimento. L’autorità del corpo docente era sempre stata in grado di guidare gli alunni in equilibrio tra ordine e libertà. Che cosa può essere cambiato oggi? Ma soprattutto dove si è mai visto che un ministro perda tempo con provvedimenti di tale banalità?

A mio parere ultimamente il rispetto da parte degli studenti nei confronti di chi sta dall’altra parte della cattedra è diminuito notevolmente; parzialmente del processo ritengo responsabili i genitori, sempre pronti a difendere i propri pargoli in tutto, giustificandosi così con se stessi della poca attenzione che dedicano loro, piuttosto che contribuire ad educarli. E se si è giunti al punto di emanare provvedimenti così specifici, significa che il livello di rispetto per la pubblica istruzione e di interesse nei confronti delle materie è ormai al minimo storico e a poco servirà il proibizionismo o le regole. Non è facile imporre codici di comportamento a chi non è disposto ad accettare un’autorità costituita.

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