Ho la sensazione che ogni tanto tutte le esperienze spiacevoli vogliano concentrarsi in un lasso di tempo estremamente breve. Come tutti odio le cattive notizie e le situazioni scomode e spiacevoli. Se a tutto questo aggiungiamo la mia fondamentale misantropia e diffidenza preventiva nei confronti del prossimo e dell’ignoto, il piatto è servito e quarantottore possono diventare infinite. Non credo di essere una persona malvagia, ma credo che chiunque, anche San Francesco, abbia un limite di sopportazione, superato il quale si regredisce allo stato bestiale e non si risponde più delle proprie azioni. Reprimere su di sè questi sfoghi è la soluzione che scelgono, consapevolmente o meno, molti per evitare di risultare nocivi alla società circostante, società che comunque è spesso resposabile diretta di tali reazioni. E di fatto non si può fare altrimenti per non incorrere in disagi, chiamiamoli così, ancora peggiori, rappresaglie del sistema stesso per chi si ribella alle regole stabilite. E allora avanti di gastriti, mal di testa e nervosismo. L’uomo in fin dei conti è come un sistema aperto, nel senso termodinamico del termine (Heil Niro!), tutto ciò che riceve o lo conserva o trasmette. E se ciò che riceve è male, non c’è altro che riversarlo su altri o su se stessi, come in una malefica Catena di Sant’Antonio. So bene che tutto questo che sto scrivendo è un delirio folle, ma in qualche modo ci si deve pure sfogare senza rischiare di essere nocivi alle persone circostanti che poi, nella maggior parte dei casi, sono quelle meno responsabili del cattivo umore e che spesso invece ne subiscono, volenti o nolenti, gli effetti peggiori. E comunque questo tanto famoso mondo occidentale ci metterà pure a disposizione tante belle comodità, privilegi e benessere, ma in realtà ci costringe a guardarci le spalle 24/7 per evitare di fare la parte dei fessi. E ogni tanto, pur di non rovinarmi l’esistenza a vivere all’erta, finisco per accettare la parte del fesso.

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