Ho scoperto chi fosse Federico Moccia ascoltandone l’imitazione di Fiorello a Viva Radio 2, prima non avevo certo fatto caso a quei due o tre libri dalle poco invitanti copertine stravisti in mano ai giovanissimi sui mezzi pubblici o nelle spiagge. Mi ero sempre un po’ chiesto cosa fossero questi tre metri sopra il cielo di cui tanto sentivo parlare, ma in fondo non ho mai percepito la necessità di dover approfondire e così è tuttora. Durante l’imitazione però Fiore fa sempre riferimento a questo blog di Federico su cui si promettono rivelazioni mirabolanti sulla natura della vita, e qui ha vinto la mia curiosità. Se già in prima istanza non avevo intenzione di leggere le pagine di Moccia, certo questo blog non mi ha fatto venire voglia. Posso tralasciare il fatto che i messaggi siano farciti di palesi errori di battitura, sintomo comunque di mancanza di una anche breve rilettura, che in ultima analisi mi porta a pensare che tutto sia stato scritto svogliatamente e senza un vero messaggio da trasmettere. Ma sconcertanti frasi da pensierini da ragazzi delle medie quali “Quello che accade tra due persone non può essere ripetuto secondo me” (già sentito, boooring!), o “Non so, forse è come la bellezza di un tramonto” (che immagine originale.. boooring!), o ancora “quello che abbiamo visto ieri è comunque diverso da quello di oggi e da quello di domani” (giura!..), fanno bella mostra di sè, si fa per dire, sulla prima pagina del suddetto blog. Moccia si è autodefinito un adulto che scrive di ragazzi, ma più probabilmente è un adulto che scrive come un bambino di faccende da ragazzi. Davvero non si sentiva la necessità di un nuovo Enrico Brizzi a spiegarci, con la tecnica sincopata dell’eterno stupito, la realtà dell’adolescenza. Uno o una qualsiasi dei miei compagni del liceo sarebbe stato (già allora, non adesso a trentanni) in grado di scrivere meglio delle stesse cose, magari con quel pizzico di originalità che certo a Moccia manca.

Sento già l’obiezione. Ma non hai letto nemmeno un suo libro e già sputi sentenze? Sì, ok? L’ultima volta che qualcuno mi ha ripreso in modo analogo, per ripicca mi sono dovuto leggere Il codice Davinci che, come previsto con largo anticipo, non valeva le ore spese a trangugiarlo. Per pietà, nessuno dica niente.

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