Ho sempre provato molta simpatia per il folle e demenziale personaggio interpretato da Rowan Atkinson. E’ il simbolo di chi vive distaccato dai paradossi della società attuale e agisce con naturale spontaneità in ogni situazione senza curarsi degli usi e costumi che ci appesantiscono come un antico ed inevitabile fardello. L’ingenuità e la goliardia con cui questa caricatura vivente agisce ne fanno trasparire la sostanziale innocenza anche nei momenti più drammatici, si fa per dire, delle vicende che lo vedono protagonista. Dicono che si comporti come un bambino nel corpo di un adulto e forse è vero nel senso che del bambino possiede la disinibizione e l’inconsapevolezza, unite ovviamente al desiderio di divertirsi e divertire, incurante delle conseguenze, non sempre gradevoli per i personaggi circostanti e l’ordine costituito della società civile moderna. La mimica facciale di Rowan Atkinson è quanto di più esilarante esista sul grande e piccolo schermo e, secondo la mia personale opinione, surclassa decisamente in tecnica concorrenti più blasonati quali Jim Carrey. La carica ilare della gestualità rende quasi superflue le battute, confezionando un tipo di comicità estremamente pulito, corretto ed “elegante”, anche se mi fa un po’ specie usare questa definizione nel caso in esame. Con questo entusiasmo e rispolverando i vecchi lungometraggi mi sto dunque approntando alla visione dell’ultima pellicola del signor fagiolo, chi apprezzasse si unisca a me in una delle migliori sale milanesi.

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