“Microsoft is dead” annuncia sul proprio sito, senza riuscire a nascondere un moto di entusiasmo, Paul Graham, notissima figura del panorama informatico mondiale, uno di coloro che ha contribuito a creare la cultura Internet-centrica a cui tutti ormai siamo assuefatti. E mentre Paul, con il suo bagaglio di autorevolezza ed esperienza, dà l’annuncio della morte, o più precisamente della diagnosi senza speranze del colosso di Redmond, anch’io provo un po’ di soddisfazione per aver nel mio piccolo saputo intuire da diverso tempo quale sarebbe stato il destino della società che tra la fine degli anni 80 e l’inizio del secolo tanto ha contribuito a diffondere la scienza dell’informazione, come ora la conosciamo. L’articolo scritto dall’esimio statunitense è evidentemente di parte e redatto da qualcuno che Microsoft, per motivi vari non necessariamente legati alla tecnologia, l’ha sempre vista di cattivo occhio. Sottolinea però diverse delle cause che sicuramente ed incontrovertibilmente stanno contribuendo alla caduta o comunque alla perdita di popolarità di quella che è stata la più innovativa impresa di fine secolo. Quello che sicuramente Microsoft ha perso, nonostante tutti gli annunci del tempo che fu, è il treno di Internet e benchè ne abbia sempre enfatizzato il potere di cambiare il modo di vivere della gente, non ha mai capito bene come questo sarebbe avvenuto. Cosa che invece è stata chiarissima immediatamente ad altre imprese più giovani e dinamiche nei fatti, un esempio su tutte Google. Oggi, contrariamente a solo dieci anni fa, potremmo fare a meno di Word, Office o Windows stesso, mai degli strumenti di ricerca globale. A questo svarione nella strategia corporativa è seguito un irrigidimento, come se si volesse ignorare il cambiamento delle tendenze del mercato ICT post new economy: si è continuato ad aggiungere funzionalità inutili ed abbellimenti estetici (ad un costo tutt’altro che sostenibile) quando la tendenza generale è ormai opposta ed orientata verso l’assoluta semplicità di utilizzo ed affidabilità delle funzioni essenziali. Da non dimenticare è infine l’errato approccio alla sicurezza, in una prima fase ignorato completamente con effetti deleteri sull’intera base utenti, ed in seconda istanza implementato in modo errato ed anacronistico, demandandone le scelte all’utenza finale, nella maggior parte dei casi assolutamente priva della formazione necessaria anche solo per comprendere i termini in gioco. Microsoft è morta dunque, o meglio sta lentamente passando alla storia, raggiungendo quella che alcuni chiamerebbero maturità o fase di mantenimento, ma definitivamente abbandonando l’avanguardia tecnologica di cui ha fatto parte per tanto tempo. Da qui solo una sostanziale inversione di tendenza o svolta innovativa può salvare Redmond dal lento ma inesorabile declino.

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