Ieri pomeriggio nella hall dell’albergo in cui mi trovo sono stato avvicinato da una coppia di signori, evidentemente incuriositi dal mio parlare italiano coi colleghi. Nel giro di un paio di minuti di conversazione, che peraltro mi sono pure stupito che stesse avvenendo davvero, è emerso che si trattava di una coppia di siciliani emigrati dall’Italia sette anni fa ed oramai trapiantati stabilmente qui a Vancouver. Inutile dire che nonostante l’evidente problema di logorrea dei due che a quanto pare non vedevano l’ora da mesi di raccontare a qualcuno la propria esperienza, ho trovato modo di porre domande e questioni a chi chiaramente è in possesso dei mezzi per rispondere nel modo più appropriato. E così ho trascorso una buona oretta in compagnia di Salvo e Giusi e quasi mi stupivo di me stesso a chiedere consigli a due siciliani e non ai soliti Brambilla Fumagalli residenti nella prima cerchia di mura che frequento sempre. Si è parlato di clima, alloggi, tasse, cibo, lavoro, comunità italiana all’estero, mare, montagne, sport, abbigliamento e chi più ne ha più ne metta. La verità di cui mi sono reso conto consapevolmente è che quando mi trasferirò all’estero non vorrò certo essere il tipico italiano in terra straniera, tutto rimpianti di spaghetti e mandolino, poco propenso alla socializzazione con gli autoctoni ed ipercritico nei confronti della cultura locale. Mi piacerà invece assumere tutte quelle caratteristiche che mi sorprenderanno positivamente nel popolo ospite, pur mantenendo la mia identità che ovviamente risente del paese in cui ho vissuto finora. Certo non riuscirò mai a vestirmi a caso come fanno qui o a mangiare questa pessima pizza piccante al gusto vomito, ma certo mi dedicherò volentieri a seguire il campionato locale di hockey o trascorrere indimenticabili weekend sulla neve della Grouse mountain!

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