A Milano è estate. In anticipo sui tempi naturali, ma forse ancora in ritardo rispetto alle più pessimistiche previsioni da riscaldamento globale. Nelle ore intorno a mezzogiorno si comincia a soffrire leggermente il caldo e soprattutto i maleodoranti esseri umani rimasti sopiti per un breve ma innocuo inverno e tornati alla carica più acidi e pezzati che mai. E’ però questo il momento migliore, quello che da bambino era tra maggio e giugno e sanciva la fine dell’anno scolastico, quando usciti da scuola si passava dal parco prima di andare a casa. Le poche ma gradevolissime settimane in cui si sta in maniche corte dalla mattina alla sera, senza soffrire mai nè il caldo nè il freddo. Quelle stesse settimane che sono il trionfo delle scampagnate, degli aperitivi all’aperto e delle lunghe serate a chiaccherare per strada, delle birre più rinfrescanti tenute in mano come un trofeo e sorseggiate con gusto, ottime compagne di pensieri e parole. Domani sera, vigilia del mio onomastico (festa nazionale che trova anche l’occasione di ricordare qualche insignificante evento del passato), vorrei che fosse una di quelle lunghe, passate con le persone giuste (una manca già, sì proprio tu bastardo), a parlare di tutto e di tutti senza quella finta ritrosia di chi non vuole scoprire troppo le proprie carte, ma con la fiducia e la speranza di chi è consapevole che siamo tutti sulla stessa barca, parte della medesima eccitante avventura che riusciamo a vivere solo puntata per puntata, senza mai sapere se ci sarà un seguito o se nei prossimi titoli di testa mancherà il nostro nome.

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