La potenza è nulla senza il controllo, recitava uno slogan pubblicitario di qualche tempo fa. Ma il controllo senza la potenza cos’è? Probabilmente ancora meno di nulla. Perchè mi sono infilato in questa metafora? Ebbene ultimamente ho la sensazione che le strutture aziendali puntino sul controllo più di quanto dedichino alla propria potenza. Mi spiego: alle attività produttive caratteristiche si sono affiancate una serie di mansioni di cosiddetto supporto con lo scopo di verificare, ottimizzare ed analizzare le attività di cui sopra. Ora evidentemente queste procedure di supporto hanno senso di esistere se e solo se esse sono in grado di produrre risultati positivi sulle attività caratteristiche e se i benefici introdotti sono superiori ai costi sostenuti. Ma chi si occupa effettivamente di questa verifica? Con la diffusione e l’assorbimento della cultura economica statunitense in Italia, si sono rese comuni una serie di applicazioni e posizioni professionali strettamente legate alle attività di controllo della produzione. Quello che secondo me a volte sfugge è che tante di queste operazioni cominciano ad offrire vantaggi con un certo tipo di volumi e che probabilmente è inutile masturbarsi di grafici a torta sulla segmentazione dei clienti quando il proprio portafoglio clienti si conta sulle dita di una mano. Ma la verità è che la figura del grande manager che trascorre le giornate davanti alle colorate barrette degli strumenti di business intelligence è tanto più affascinante di qualcuno che si tuffa mani e piedi in quella che viene definita con disprezzo “l’operatività”! Lo stesso Henry Ford inorridirebbe vedendo a che processo ha dato l’avvio.

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