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I caratteri esadecimali che ho scritto sono diventati alquanto famosi su internet recentemente. Per capire perchè è indispensabile fare un passo indietro e raccontare come le major della discografia e cinematografia, non paghe della scottatura rimediata con il fomato DVD, siano tornate alla carica con lo standard di nuova generazione, chiamato con molta fantasia HD DVD. Per proteggere i contenuti del disco ed impedirne le tanto temute copie è stato progettato un nuovo (di nome, ma non di fatto) sistema che però, tanto per cambiare, è durato relativamente poco. In particolare un abile informatico (mi piace di più del blasonato “hacker”) è stato in grado di riprodurre l’algoritmo crittografico e trovare una delle chiavi necessarie ad ottenere i contenuti dei dischi. Il codice esadecimale che ho riportato è proprio tale chiave. Inutile dire che, dopo l’analogo smacco subito tempo fa con la violazione dell’algoritmo CSS dei DVD, l’industria discografica d’oltreoceano non era pronta a subire una nuova sconfitta e si è adoperata in ogni modo per impedire la diffusione di questo codice, arrivando addirittura a minacciare azioni legali nei confronti di alcuni famosi siti che lo hanno pubblicato. Un po’ come se fosse vietato pubblicare il numero 45980 solo perchè si tratta del mio PIN del bancomat.

L’informatica è una scienza ed in quanto tale difficile da imbrigliare in definizioni o limiti. Ci sarà sempre una via di fuga nelle larghe maglie delle regole definite da chi non sa con cosa ha a che fare. Ed internet è bello così, una rappresentazione digitale del mondo reale dove non sempre si trova la soluzione ad ogni quesito e non sempre è facile distinguere chiaramente legale ed illegale.

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