Anche noi al Reichstag a mettere la nostra bandiera, ma non rossa, quella della mushi! Partenza rocambolesca come al solito, con questa volta il sottoscritto a far la parte del ritardatario disorganizzato rovinato dalla sera prima: appuntamento sotto casa alle 6.40 e mi sono svegliato per puro caso mentre la comitiva attendeva ad portone ed il telefono lampeggiava disperatamente segnalando un’ultima chiamata, dopochè la vera sveglia aveva miseramente fallito il suo compito più di mezzora prima. Orio al Serio gremito ci accoglie ancora dormienti e ci fa l’onore di chiamarci all’altoparlante introducendoci così nel mitico girone di cui solo un Sultano faceva parte. Il volo è impercettibile nel sonno e l’arrivo è un tuffo in un popolo che parla una lingua incomprensibile e che non sembra essere intenzionato a comunicare in altro modo, a volte nemmeno per soldi. Porta di Brandeburgo e Reichstag, carri armati ed uccelli d’oro su colonne, parchi meravigliosi e piazze da fantascienza; il muro coglie di sorpresa nel momento meno atteso, di fianco all’ambasciata canadese; Checkpoint Charlie raccoglie tutti gli yankees turisti in Germania in mezzo chilometro quadro a bere caffè di Starbucks e crocchette KFC. Berlino è enorme negli spazi e rimane sconfinata di edifici e parchi. L’unico modo per apprezzarla fino in fondo in 24 ore di luce solare è la bicicletta. Da qui è un tour forsennato sotto il caldo himmel tedesco all’ombra dei viali alberati del centro. Solo in serata si trova sollievo a mangiare e bere in ben due posti diversi: non per essere sultani, ma le cucine che chiudono presto fanno da mangiare male. Per saziarsi c’è da attendere quattro stinchi da un chilo ciascuno che aiutino a pedalare la via verso la nanna. L’indomani è la mushi che guida la comitiva a Charlottenburg tra acrobazie a due ruote, hamburger e prosperose autoctone. Solo dopo pranzo la cultura ci riesce a riportare a Pergamo ad osservare quanto sono bravi i tedeschi a trafugare edifici interi, featuring un intero tempio greco e i portali di Babilonia. Da qui parte la volata che porta il gruppo di testa al checkpoint per l’ultimo documento fotografico. Il weekend più fortunato e soleggiato di tutti si conclude nel consueto volo carico di terùn di ritorno nel bel paese. Quanto mi mancheranno queste gite nelle città europee rese più vicine di quelle nazionali dai voli a basso costo!..

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