Qual è la definizione di razzismo? Secondo l’onnipresente Wikipedia si tratta di “un insieme di teorie che sostengono che la specie umana sarebbe un insieme di razze, biologicamente differenti, e gerarchicamente ineguali” o un “atteggiamento attivo di intolleranza […] verso gruppi di persone identificabili attraverso la loro cultura, religione, etnia, sesso, sessualità, aspetto fisico o altre caratteristiche”. Concordo generalmente con le definizioni proposte e, sebbene non abbia elementi sufficienti per discernere le motivazioni scientifiche, sono in disaccordo con le teorie razziste e condanno gli atteggiamenti violenti che ne derivano.

Ieri, sul quotidiano Repubblica è comparsa una lettera interessante, dall’inquietante titolo “Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista”: il testo, che invito tutti a leggere per intero, sottolinea quanto la tolleranza e nonviolenza in cui tanto crediamo vengano ogni giorno messe alla prova da una realtà che smentisce puntualmente con i fatti questi ideali. Il lettore racconta la propria esperienza, innanzitutto presentandosi con orgoglio come appartenente a quella che evidentemente ritiene essere una elite di colti e gentiluomini in grado di trascendere l’immediatezza con le conoscenze ed il buon senso di cui sono in possesso, oltrechè appartenere attivamente ad uno schieramento di sinistra, fatto che fugherebbe ogni dubbio residuo sulla probità dell’individuo. Ebbene, narra questo signore, anch’egli, nonostante le nobili origini, la cultura e soprattutto il proprio indirizzo politico, prova fastidio per gli efferati atti violenti ed antisociali perpetrati da immigrati, fatti di cui è spesso testimone e a volte addirittura protagonista in prima persona. Si indispettisce dunque e si chiede pubblicamente con una lettera aperta come possa essere diventato tanto razzista da non essere in grado di tollerare, così xenofobo da non poter ignorare e porgere sorridente l’altra guancia, così fascista da accogliere con gratitudine provvedimenti che solo qualche anno fa avrebbe condannato come repressivi.

Purtroppo il caro Claudio Poverini, questo il nome del lettore, confonde facilmente il razzismo e l’intolleranza con il legittimo e sacrosanto desiderio di legalità e sicurezza che, in diverse misure, appartiene a chiunque sogni di costruire ed appartenere ad una società strutturata e pacifica. Non è in grado di distinguere che la radice della sua indignazione non risiede nel colore della pelle delle persone che accusa, ma negli atti con cui tali individui si presentano al suo cospetto. Il giudizio del signor Claudio non sarebbe stato differente se a malmenare le signore in autobus o scippare i turisti in piazza fosse stato un italiano; ed allora perchè dovrebbe essere usata più clemenza nei confronti di qualcuno solo in virtù del colore della pelle o della provenienza? Non si tratta forse in questo caso di razzismo nei confronti del popolo italiano, vincolato severamente alle proprie leggi e alla propria cultura, al contrario di chi viene dall’estero e risulta intoccabile pena l’accusa di razzismo? L’educazione, ed ancora di più le leggi, vigono per tutti nello stesso modo, è compito di ciascun individuo dissociare il comportamento, a volte villano o ai limiti del tollerabile se non addirittura illegale, dalla razza o dalla provenienza di chi di questo comportamento si rende protagonista.

Se il lettore di Repubblica non si rende conto di queste differenze non potrà far altro che entrare a far parte di quella deviata frangia di personaggi che, male interpretando nobili ideali di tolleranza ed accoglienza, finiscono per giusitificare ogni sopruso in nome dell’antirazzismo e della fratellanza tra popoli. E sono sicuro che sono proprio queste correnti di pensiero che mettono in crisi il Poverini, instillando il dubbio di non essere un buon uomo di sinistra, nonostante la formazione, l’invidiabile curriculum ed i programmi televisivi culturali di cui non si priva. Claudio, le dò una buona notizia, può continuare ad essere di sinistra pur invocando che i reati vengano puniti ed i cittadini rispettati!

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