Chi non ha mai osato leggere pagine delle opere letterarie, diciamo così, di Melissa P. ha oggi l’opportunità di pascersi con le righe della giovane meridionale sul mezzo di comunicazione principe di quest’era: il blog. Gli sporadici messaggi che l’autrice pubblica a beneficio dei propri fan di tutto il mondo sono la continuazione naturale, ammesso che essa possa esistere, dei successi da Mondadori Multicenter che tanto l’hanno resa nota alle grandi masse italiane. Come se prima fosse stata nota solo all’intellighenzia e alle elite letterarie. Lo stile è un continuo sussulto che rende la lettura un fastidio invece che un piacere, il lessico si adatta come un francobollo al modo di pensare e di esprimersi dei presunti lettori, rendendo il gergo giovanile un fine studiato a tavolino piuttosto che un mezzo per esprimere sensazioni particolari inadatte ai canoni tradizionali. Le vicende ed i pensieri sono banali quanto banali possono essere le vicende quotidiane di chiunque: l’esaltazione della normalità e il traghettare quest’ultimo concetto da un’aura negativa ad una consacrazione del mediocre è qualcosa di cui non sentivo affatto la mancanza. Rimarrà deluso anche chi cercherà il blog per saziare la voracità voyeurista che lo ha portato a divorare gli scadenti libri di Melissa, alla ricerca di elementi che potessero in qualche modo risvegliare una passione sopita o un vigore sessuale ormai dimenticato nella noia della compagna di tutti i giorni. Insomma, poca qualità letteraria, originalità nulla, vicende lontane dall’interesse di chiunque, niente voyeurismo o scene spinte, punteggiatura irregolare e grafica in generale poco soddisfacente: a chi sarebbe dedicato tutto questo?

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