Quando frequentavo le elementari il terrore di tutte le mamme erano le figurine. Sì, proprio le figurine. Sembrava al tempo che qualcuno diffondesse gratuitamente tra i bambini pacchetti di figurine adesive da attaccarsi con la saliva come i francobolli, curandosi prima di cospargerle di sostanze stupefacenti in modo tale da creare futuri tossicodipendenti. La storia ha dell’incredibile a sentirla a qualche lustro di distanza, ma allora veniva presa molto sul serio e tanti miei compagni non potevano accettare gli album Panini gratuiti che spesso venivano distrubuiti ai cancelli delle scuole. Il senso di protezione materno (e paterno) è così forte e radicato che a volte rifiuta di considerare la realtà e l’evidenza ma si concentra sul proprio scopo senza vedere altro, in un delirio di allarmismo e terrorismo allo stesso tempo che può addirittura danneggiare la creatura che si desidera preservare.

Oggi in Italia i genitori temono i pedofili. La minaccia pedofila all’integrità dei figli è effettivamente più reale di quella delle figurine, ma molto meno di tante altre ben più frequenti e sottovalutate. Eppure la psicosi comune porta a pensare che in questo momento i pedofili sono il nemico numero uno dei bambini italiani. E secondo questo principio si muovono i genitori, la stampa, a volte addirittura la magistratura, perseguendo con severità chiunque presenti il minimo sospetto. La vicenda di Rignano Flaminio, che con ogni probabilità si concluderà senza condanne per la non sussistenza dei fatti, è un esempio lampante di come l’allarmismo ed il terrore di alcuni genitori, e a volte di diversi esperti psicologi, porti a vedere quello che non esiste, dare come certe supposizioni ed interpretare elementi secondo una conclusione già considerata certa ed immutabile. La difesa dell’infanzia è un valore essenziale della società moderna ma non deve portare a calpestare i diritti degli adulti, presunti colpevoli prima del tempo solo per essere accusati di un certo reato particolarmente inviso all’opinione pubblica.

Non c’è certo malafede da nessuna delle parti, quello che manca è obiettività e freddezza che possono essere accettabili da parte dei genitori coinvolti personalmente, ma non dagli esperti e dalle autorità che hanno il dovere di essere periti e giudici di fatti dimostrati, non di supposizioni e interpretazioni arbitrarie.

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