Eccoli qui, senza che nessuno li abbia chiesti sono giunti anch’essi. Ma quando ce li si sente addosso già prima, può anche capitare che siano mesi che ci si spacci per ventottenne pur non essendolo realmente all’anagrafe. Questo dei 28 è un anno pieno di avvenimenti, belli e brutti, graditi e deplorati. Ma non riesco a legare questi eventi all’età e a questo banale numero pari, fatto da un numero primo moltiplicato per il quadrato di un altro numero primo, una sorta di ciclo maschile: in verità ho fatto anche fatica a ricordare che oggi fosse il mio compleanno. Me l’ha ricordato papà rammentando una gita al lago che avevo imprudentemente promesso qualche mese fa. Se no sarebbe stato un giorno come un altro, come il momento in cui l’orologio scatta da 23:59 a 0:00, dura un attimo ed è già finito, quello che conta è che non è più oggi ma già domani. Mi piace dimenticarmi di questa data di nascita costituita dalla sequenza dei primi cinque numeri dispari, ma mi piace anche che invece gli altri se ne ricordino, perchè lo percepisco come un gesto di attenzione ed affetto nei miei confronti. Ed ecco che dunque, al termine della giornata, spunto chi si è fatto sentire e chi no, chi se n’è dimenticato l’anno scorso e chi si è fatto vivo quest’anno, chi mi chiama a mezzanotte ovunque sia per urlarmi qualcosa e chi invece aspetta l’ora di pranzo per canonici auguri. Comunque sia, anche quest’anno è arrivata la data, buon compleanno a me!

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