Einstein rivoluzionò il mondo affermando all’umanità che il tempo non è un invariante, uguale per tutti, ma dipende anch’esso da caratteristiche dell’osservatore che dunque lo può percepire differente da un altro osservatore. La rivoluzione è solo parziale perchè tutti già sapevano che ad una festa, per chi si sta divertendo il tempo passa in fretta, per chi fa parte dell’arredamento il supplizio non sembra mai terminare e le lancette girano sempre troppo lente. Il tempo non ha velocità costante ed ha effetti imprevedibili a priori, cancella per sempre, crea dal nulla, insabbia ed annebbia, congela e riprende. “Tutto scorre” diceva Eraclito osservando l’acqua di un fiume da un ponte, la stessa acqua non passerà mai più dallo stesso punto nè un uomo sarà in grado di bagnarsi nuovamente nella stessa acqua, perchè sia l’uno che l’altra saranno cambiati nel frattempo. Non c’è modo di fermare l’evoluzione ed il cambiamento, l’unica possibilità è di seguirlo da vicino nei suoi infinitesimi mutamenti di ogni istante per non rimanere sorpresi dalle discontinuità. Tutto scorre, come dice Eraclito, è vero, ma scorrendo scava dei solchi più o meno profondi la cui presenza può essere attenuata ed alla fine cancellata solo da altro scorrere e da altri solchi più recenti. Questo è il tempo, unico vero vincolo di questa esistenza, unico vero oste con cui è inevitabile fare i conti, unico vero agente in grado di lenire, acuire, sedare, esaltare.

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