Sono a casa dell’uomo che è sempre a cena. Ma stavolta lui non c’è e sono da solo. Lo sto aspettando per uscire e so che arriverà in auto, ma so anche che ritarderà. Stufo di attendere scendo nella famigerata portineria per accorciare un po’ i tempi. Fuori dal suo cancello, in zona pedonale, sono in sosta due auto: una delle due, una clio grigio chiaro vecchio modello, sembra proprio essere l’auto della sorella, così deduco che sia venuto con la sua auto e che finalmente la serata possa avere inizio. Mi avvicino alla vettura ma non riesco a capire se chi stia al volante sia davvero la persona che sto attendendo o qualcun altro. Dopo qualche minuto in cui cerco di scorgere la persona in volto, ne esce un estraneo in evidente stato confusionale che spingendo dalla portiera trascina l’auto in un fosso li vicino, cadendovi all’interno lui stesso. Mi avvicino incuriosito e divertito per capire se la persona si è fatta male, ma nel frattempo canzonandolo per quanto è stupido, ed effettivamente pare che oltre l’individuo delirare con un pazzo, il ginocchio sia conciato male in seguito alla caduta. Nel frattempo l’auto si è coperta quasi interamente di foglie secche che la nascondono quasi interamente alla vista. Il ferito mi chiede di aiutarlo a riportare l’auto in strada ma ridendo gli faccio notare che non ce la faremmo mai e che è meglio attendere un carro attrezzi. Afferro il telefono e chiamo subito il 118 presentandomi con il mio nome e raccontando che l’infortunato ha una contusione al ginocchio e perde sangue dalla gamba. Mentre riaggancio mi auguro che arrivino in fretta perchè ho già perso abbastanza tempo. Nel mentre arrivano l’uomo che è sempre a cena e quello che è sempre in ambulanza. Da qui il sogno si fa confuso e mentre siamo ancora in attesa dell’intervento, mi sveglio.

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