Dopo (o anche prima?) la sconfitta della giustizia italiana davanti ai potenti ed ai protagonisti dello spettacolo, anche oltreoceano le leggi si inchinano ai ricchi ed ai famosi. Paris Hilton, celeberrima (famigerata?) ereditiera della famiglia Hilton, giunta alla popolarità con un video hard misteriosamente sfuggito dalle mani dei legittimi proprietari, ha scontato in carcere solo 3 giorni degli oltre quaranta originariamente comminateli per guida in stato di ubriachezza e priva di patente di guida. Ora, sulla gravità del reato si può discutere, ma la leggerezza con cui la pena è stata ridotta sulla base di opinabilissimi motivi è chiara ed esemplare per chiunque. Che la provocante biondona americana abbia potuto godere di condizioni favorevoli esclusivamente per l’indubbia popolarità che la rende nota ovunque è alla luce del sole. Che effetto potrà avere questo sui cittadini sconosciuti che saranno condannati per lo stesso motivo, ma per i quali non sarà prevista alcuna comoda scappatoia? Che azione educativa potrà mai esercitare la reclusione su chi ha visto personalmente e dunque sa che la giustizia non è uguale per tutti ma fa differenze per reddito, classe sociale e fama? La possibilità di violare l’ordine costituito dello Stato e delle sue norme è dunque anch’esso un bene che si acquista al mercato con lo stesso denaro che già contribuisce a creare tante differenze? Forse che l’umanità non aveva pensato a stabilire un insieme di leggi valide per tutti proprio per evitare che i più potenti potessero far valere la propria prepotenza su chi ha meno possibilità? Di una regressione non solo economica siamo testimoni in questi anni.

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