Martedì scorso sera, cena con lo zio. No, non si tratta di uno modo retrò per parlare dell’uomo che è sempre a cena, ho davvero passato una piacevole serata in compagnia dello zio biologico, fratello di papà. E’ un personaggio singolare, per molti versi affascinante per mentalità e pensieri, differenti da quelli che ho sempre sentito in casa, e proprio per questo un’ottima risorsa per avere un punto di vista differente dalle solite campane. I nostri discorsi non sono mai banali, al contrario impegnativi nel senso di interessanti e stimolanti dal punto di vista intellettuale. L’altro giorno durante la cena, parlando del costo degli affitti a Milano, ha ribadito la sua idea che la spesa per la casa non dovrebbe superare il quinto di quanto percepito come salario dai lavoratori, livello al momento ben lontano dalla realtà. Abbiamo dunque intavolato una discussione su quanto sia giusto che gli eredi vengano in possesso delle proprietà immobiliari dei propri avi e ne godano dei proventi. Secondo lui gli eredi non hanno in alcun modo contribuito all’immobile con sforzi di alcun genere e dunque non hanno diritto di acquisire la proprietà in quanto essa non è frutto del proprio lavoro. Teoria decisamente interessante nonostante sia insolita e, almeno da parte mia inudita. Non ho comunque trovato alcuna ragione per essere in disaccordo ed effettivamente consegnare alla collettività le abitazioni una volta defunti i proprietari contribuirebbe a ridurre la sperequazione sociale e sicuramente abbattere i costi degli affitti. Certo le implicazioni di questo genere di pratica sono tutt’altro che banali, ma avevamo solo una cena per parlare e abbia scelto di toccare anche altri argomenti. Tra i vari ci siamo anche soffermati sull’attuale iniziativa della zona di via Console Marcello, denominata “NO al degrado”, promossa da alcuni cittadini per porre freno al diffondersi degli immigrati nel quartiere e delle presunte pratiche microcriminali a loro attribuite. Lo zio non si è certo fatto sconvolgere dalla presa di posizione dei vicini e davanti all’amico edicolante che sbraitava le sue ragioni contro la presenza di stranieri ha decisamente affermato “Mario, il degrado sei tu.”, riferito alla mentalità chiusa di certuni individui, incapaci di tollerare la presenza di persone con aspetto ed abitudini differenti dalle proprie. Ha chiuso la serata il Glen Grant che ha accompagnato un memorabile racconto di un viaggio degli anni 70 a Berlino Est e una rivelazione inaspettata: il parente ha recitato in un cult del 1974, “La polizia ha le mani legate”.

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