Qualcuno nel mondo della comunicazione ha deciso che Second Life, gioco virtuale gratuito che consente di vivere una vita parallela in un mondo immaginario, è degno delle prime pagine dei giornali e di essere al centro di interessanti finti dibattiti filosofico culturali destinati solo a versare inchiostro o diffondere alito cattivo. E allora parliamone. Una settimana fa mi sono creato in pausa pranzo il mio personaggio di Second Life e ho cominciato a fare i primi passi nell’isola su cui si viene scaraventati alla “nascita”. Da un punto di vista squisitamente tecnico è meraviglioso: il giocatore è in grado di personalizzare completamente l’aspetto dell’avatar, termine che indica questa sorta di proiezione virtuale del giocatore, e far fare al proprio personaggio (preferisco questo termine) praticamente qualsiasi cosa sia possibile in un contesto reale. La grafica è soddisfacente e sicuramente è in grado di dare un’idea sufficientemente nitida di questo mondo fantastico senza lasciare troppo lavoro alla fantasia, e questo già è un difetto. Le strade di Second Life sono anche sorprendentemente affollate, non è difficile incontrare altri individui provenienti da tutto il mondo ed attaccare discorso via chat, proprio come (non) faremmo nella realtà. Inoltre ci sono sicuramente milioni di altre azioni ed attività, come quelle che si leggono sui giornali che parlano di questo presunto fenomeno, che possono esse eseguite ed organizzate, ma per la verità la noia mi ha raggiunto molto prima che mi venisse anche lontanamente voglia di addentrarmi. Di certo non appartengo alla tipologia di carattere che potrebbe appassionarsi a questo genere di svaghi, a maggior ragione ora che la vita, quella reale, mi offre spunti e sfide nuove tutti i giorni. Ma anche in passato, quando ero più appassionato di adesso di videogiochi e giochi di fantasia in generale, ho sempre cercato qualcosa di esotico in essi, dai mondi fantastici dei giochi di ruolo alle indimenticabili battaglie dei videogiochi strategici in cui servivo da carne da cannone per gli amici esperti. Non trovo alcun senso o tantomeno piacere nel rivivere nella finzione, con tutta la frustrazione che la finzione presuppone, vicende assolutamente ordinarie, se non addirittura faticose e preoccupanti. Odysseus Koba è dunque già morto e la relativa sottoscrizione cancellata. Non ho ancora finito di godermi la First, devo già attaccare con la Second Life?

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