Ieri per la prima volta da allora ho ripercorso il tratto di autostrada che il 2 Gennaio 2005 mi ha visto protagonista di uno spettacolare incidente di cui conservo gelosamente la memoria originale. Ho quasi rivissuto ieri pomeriggio tornando da genova quella mattina di due anni fa quando sono spuntato con una Clio grigia da dietro il monte e dopo un breve rettilineo ho affrontato quella curva che avrebbe ridimensionato notevolmente il mio orgoglio di neopilota neopossessore di auto. Nel giro di qualche secondo l’auto aveva compiuto due giri su se stessa, colpendo con la parte posteriore il guardrail e andando finalmente a schiantarsi frontalmente sul muro di pietra che delimita la carreggiata dalla parte opposta. Ne ero sceso più frastornato che ferito, anzi in verità, grazie all’utilizzo delle cinture ed una buona dose di influssi positivi, ero completamente illeso. Così non si poteva dire per l’auto che in quel frangente terminò la sua carriera, nemmeno due mesi dopo essere entrata in mio possesso dal proprietario precedente che ironicamente l’aveva conservata sempre come una reliquia. Ora quel tratto di autostrada è segnalato abbondantemente da un primo limite di velocità ad 80 Km/h, un secondo più vicino alla curva da 60 Km/h e da una serie di frecce illuminate lungo la curva a gomito, ai tempi ben mimetizzata dalla prospettiva. Anche i guidatori meno attenti e più spericolati valuteranno almeno per qualche secondo di usare prudenza e magari ridurre leggermente la velocità. Da parte mia, descrivendo nuovamente quella curva e vedendo sul muro il segno degli eventi di due anni fa, non ho potuto evitare di ripensare a quel periodo della mia vita, al presente ed al futuro che mi attende, con ogni probabilità lontano non solo da quel muro, ma da tutto ciò che ho visto tutti i giorni per ventotto anni.

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