Il mondo, come lo conosciamo ora, superate le soglie del famigerato terzo millennio, mette sotto pressione i propri inquilini con una ferocia mai vista in precedenza. In verità non è il mondo, ma sono gli abitanti dello stesso che, per motivi da chiarire, hanno piacere nel riempirsi la testa di pensieri e preoccupazioni piuttosto che rendersi la vita più semplice e sostenibile. Ovviamente alla base di ogni pressione che si rispetti c’è il denaro, questa entità maligna che l’umanità stessa ha creato e di cui è diventata serva in tempo brevissimo. La madre di tutte le ossessioni sono numeri seguiti da simboli di valuta, assegni, carte di credito, banconote colorate con altri numeri. L’uomo trascorre la vita con queste cifre in mente e con esse misura tutto allo scopo di rendersi conto cosa ha la possibilità di raggiungere e cosa è troppo lontano. Una sorta di metro universale, riconosciuto e rispettato da tutti. Ma se il denaro è la radice nascosta, ogni giorno sono alla luce del sole il tronco, i rami e le foglie. In particolare sento forti gli influssi di almeno tre elementi, emanazioni dirette della radice. Tutti e tre sono fortemente amati ed odiati allo stesso tempo, proprio perchè sfruttano istinti umani difficilmente reprimibili. Il primo è la tecnologia ed in generale la semplificazione pratica dell’esistenza. L’uomo ha perseguito questo fine da quando ha fatto comparsa nelle caverne, ma ultimamente sembra che il progresso tecnologico abbia preso una via malata e si stia evolvendo (involvendo?) con logiche che hanno completamente perso di vista l’obiettivo iniziale. La tecnologia non è più un ausilio, ma opprime e genera ansia, sia in chi già la possiede, sia in chi la desidera ardentemente non appena ne viene annunciato l’ultimo grido. Il secondo è la nudità. In ogni uomo (e donna) si nasconde un voyeur, ciascuno di noi, almeno in questa frustrata cultura occidentale, ha un senso del pudore e della vergogna che sono un’occasione imperdibile per chi tramite di essi vuole veicolare messaggi e da essi trarre profitto. Una pubblicità su due mostra corpi (semi) nudi, diverse manifestazioni e proteste scelgono la nudità come provocazione per darsi visibilità, le forme umane naturali sono ovunque come un martello che picchia continuamente. Non credo che la perdita degli eccessivi pudori di questa cultura debba necessariamente passare attraverso un lavaggio del cervello di questo genere, e tantomento veicolato da interessi commerciali. In ultimo uno dei sentimenti più forti, la paura. I cittadini sono costantemente sottoposti ad un bombardamento di messaggi di allarme di ogni tipo: ambientale, politico, personale, economico, sociale. Si vive in una costante allerta, proprio come gli uomini primitivi. Ma in qualche migliaio di anni si supponeva che fosse cambiato qualcosa. E forse è effettivamente cambiato, ma la differenza è che gli allarmi, probabilmente in numero e gravità inferiore al passato, invece che essere taciuti per il quieto vivere della maggior parte della popolazione, sono diffusi e ingigantiti da tutte le casse di risonanza di cui siamo circondati. E lo stato di allerta diventa la normalità, la condizione che si considera quiete. L’ossessione, l’inquietitudine, l’ansia, la pressione, la fretta, il senso di impotenza entrano a far parte della vita di tutti, indotti da noi stessi con altri volti.

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