E gli spettatori purtroppo anche.. Sia il primo che il secondo episodio, usciti in odore di facili incassi con poche spese alla sospetta distanza ravvicinata di un anno, pochissimo hanno da dire sia in termini di trama che di originalità, nonostante le autorevoli mani di Wes Craven sui testi. Tutte le vicende girano intorno ad un’area di deserto roccioso denominata sector 16, dimenticata da dio e dagli uomini, ma non dall’esercito americano che decide nella seconda metà del secolo di usarla per test nucleari, ignaro della presenza di autoctoni che sviluppano dalla radioattività ogni sorta di riprovevoli deformazioni fisiche (e mantali?). Con la bruttezza, si sa, viene anche la cattiveria e la pazzia, e dunque i mostruosi indigeni assalgono, sfruttando il labirinto di grotte che abitano, ogni essere vivente che si avventura nel loro territorio con crudeltà atroce ed astuta, ma di certo lontano dall’essere inedita. Particolare attenzione posta nei confronti delle vittime di genere femminile, utilizzate dai deformi per la riproduzione della specie e dal pubblico per saziare un po’ di sano voyeurismo sadico di cui spesso questo genere di film si pasce. Ed ecco che nel primo episodio una graziosa famigliola cade vittima di agguati gorgoglianti e viene straziata in ogni modo tra gli ululati di piacere degli aguzzini e gli sbadigli sonnolenti del pubblico. Nel secondo episodio è la volta di un battaglione di marine in esercitazione degno più di Sturmtruppen che della fama dei corpi scelti delle forze armate statunitensi. Anch’essi cadono come birilli tra mutilazioni varie ed agguati improbabili. Il buon Wes, a cui sono grato per la trilogia di Scream, grazia il suo pubblico mantenendo brevi le due pellicole (un’ora e cinquanta la prima, meno di un’ora e mezza la seconda), lasciando almeno la piacevole sensazione di non aver buttato via troppo tempo in una visione che nulla propone di interessante, forse nemmeno per gli amanti del genere.

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