Il titolo dell’editoriale di ieri del New York Times non lascia molto alla diplomazia o al rispetto reverenziale nei confronti delle massime autorità del governo. E il quadro della situazione militare statunitense in medio oriente che segue ha il medesimo taglio. L’autorevole quotidiano statunitense non risparmia nessuno nella propria fredda e decisa analisi, e prescrive a quello che chiama con distanza “Mr. Bush” la strada da seguire nei prossimi mesi per riportare a casa le decine di migliaia di militari statunitensi che ancora sono in missione in Iraq. Enumera con precisione tutte le ragioni per cui l’intervento in medio oriente è stato fallimentare e chiama come testimone la maggior parte del popolo americano che secondo quanto viene riportato ha da lungo sconfessato la propria fiducia nel proprio generale supremo. Nessuno si fa illusioni però, come sbotta l’editoriale poco dopo l’apertura con rabbia e delusione: “It is frighteningly clear that Mr. Bush’s plan is to stay the course as long as he is president and dump the mess on his successor.” D’altra parte quella del NY Times non è certo la prima presa di posizione netta nei confronti della politica estera post 9/11 e come le altre ha ogni probabilità di rimanere inascoltata, in barba alla sovranità popolare che caratterizza (caratterizzerebbe) ogni democrazia. Per assistere all’epilogo di questa lunga e triste vicenda ci toccherà vedere all’opera la Clinton, Obama o addirittura Giuliani che di certo poco metterebbe a rinnegare quanto architettato da Bush pur di guadagnarsi il consenso.

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