Incredibile discendere le rapide del Noce in una giornata d’estate perfetta, sole caldo, cielo azzurro ed una valle splendida ad incorniciare il quadro. L’imbarcazione separa poco dalla gelida acqua del torrente che la trascina con frequenti sbalzi di umore tra sassi più o meno grandi, vegetazione di riva e piccole spiaggette assolate. Impossibile restare indifferenti all’affascinante paesaggio che circonda il corso d’acqua nascondendo alla vista ogni intervento che l’uomo ha operato su di esso. Lentamente si viene rapiti dall’ambiente e trasportati in un mondo conosciuto e prediletto ma ogni giorno trascurato. Il contatto con la natura è qualcosa che appartiene all’essenza dell’uomo ma che per qualche ragione contorta a volte si rinnega fino ad escluderlo completamente dalla propria esistenza. Il richiamo è però forte quando vi si porge orecchio e liberarsi dell’artificiale per rifugiarsi nell’ambiente naturale suscita un senso di ritorno a casa, come se tutto ciò che costituisce la quotidianità dell’uomo occidentale fosse in realtà ad esso estraneo ed in un certo senso fittizio. Non è facile separarsi dalle proprie origini per tornare al mondo che l’uomo si è costruito senza sentire fortemente la mancanza di quel che sia abbandona, come se, intenti a massimizzare l’efficienza e la produttività, gli uomini si fossero dimenticati di crearsi un habitat che fosse a loro congeniale.

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