Ore 18.33 ora locale. Sono a casa. E’ stato senza dubbio il giorno più lungo. Sveglia alle 5 dopo una notte passata più tra pensieri e sogni che a dormire. Taxi verso l’aereoporto con papà e mamma che hanno insistito per fare la loro parte di genitori fino in fondo. Check-in, la solita pantomima controlli (nulla in confronto allo strip-tease in Inghilterra) e via, alla volta di Londra. A Londra tutto comincia ad assumere per la prima volta un senso di realtà. Parto. Davvero. Sono due mesi che saluto amici e parenti ma l’unico che non ha ancora capito che sto partendo sono io stesso. A Heathrow mi nutro da Pret-a-manger con sushi e tramezzini al salmone. Intanto leggo Crichton, circondato da europei dell’est scatenati in comprere folli nei duty free dell’aereoporto. Poi sui tabelloni esce il gate del mio volo. E’ il momento. Dalla composizione umana della fila di un volo si riesce spesso a capirne la destinazione e anche il BA87 con destinazione Vancouver non fa eccezione. Canadesi. Il volo si svolge come previsto, senza scosse. Lungo. Dieci ore non passano rapidamente. Ma il Canada si avvicina e finalmente arriva, facendo capolino tra le nubi. Atterriamo verso le 15.10 ora locale, per me sono le undici di sera di una giornata cominciata alle cinque. Comincia quello che prevedo essere il waltzer dell’arrivo, tra procedure di immigrazione e la classica lotteria delle valige. Tutto secondo i più ottimistici piani. La valige arrivano, intere. Il permesso di soggiorno anche, seppur dopo un errore di battitura del mio cognome che non deve essere tanto facile da digerire dai locali. Il momento più complesso è paradossalmente la telefonata al mio contatto locale. Il mio telefono italiano si rifiuta di chiamare e i telefoni pubblici non sono proprio banali da utilizzare, o forse è semplicemente che non li uso da almeno quindici anni. Venti minuti in taxi a cercare di capire cosa sto facendo a Vancouver a fine agosto e sono sul posto. La collega che ha organizzato tutto il mio trasferimento mi aspetta sotto casa e me la fa vedere (la casa) in lungo e in largo, senza omettere alcun dettaglio che potrebbe mettere in difficoltà uno straniero. E la casa è davvero perfetta. Si dimentica solo di dirmi come collegarmi ad Intenet, ma di reti non protette ce n’è anche qui e poi con una chiamata al supporto tecnico mi faccio allacciare l’alta velocità, quella da cui scrivo. Per la gioia dei detrattori, il tempo non è bello, diverse nuvole grigiastre nascondono il cielo, ma non fa freddo e per i prossimi giorni ci sono speranze di vedere un clima quasi estivo. Tutto ricomincia adesso.

Vista da casa

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