Giorno due. Oggi. Mi sveglio con un mal di testa che non si è mai visto. A dire il vero persiste dalla sera prima. Sono addirittura indeciso se uscire o restare a casa. Alla fine non manco agli impegni della giornata e mi presento in ufficio dove letteralmente decine di persone, conosciute e non, mi salutano e mi danno il benvenuto a Vancouver. Decisamente più di quanto avessi sperato, anche nelle mie migliori speranze. Nel corso della mattinata sbrigo le faccende burocratiche, guadagno il mio SIN (social insurance number), un conto in banca e il mio nuovo numero di telefono locale. Tutto ciò che mi serve per cominciare bene la mia avventura canadese. A pranzo vado a prendere un hanburger in un posto molto carino sulla Granville in compagnia del mio capo, il responsabile della filiale ed un collega dei Professional Services. E’ tutto molto informale e rilassato, l’hamburgerone che ho scelto mi fa passare mal di testa e la giornata comincia a prendere un’ottima piega. Ufficialmente il mio primo giorno di lavoro è dopodomani, così una volta tornato in ufficio mi limito a controllare la mia posta e cominciare a impostare la mia macchina di test, ma non appena fa capolino un vecchio amico dell’ufficio inglese non faccio fatica ad accettare la sua proposta di andare a bere qualcosa per festeggiare il mio arrivo. Nel ritorno dal pub mi trascino verso il supermarket dove non posso fare a meno di procurarmi qualche jalapeño e del formaggio da mettere sui nachos. Sono solo due giorni che vivo qui ed ancora ovviamente non ho realizzato che quiesta sarà la mia casa per diversi mesi. Vivo come in vacanza, in un senso di permanente temporaneità, mentre il mio inglese migliora sensibilmente e il mio italiano comincia ad arrugginire lentamente sulla scia delle settimane trascorse in Inghilterra. Era quello che volevo, no? Nuovi stimoli, nuove persone, qualcosa di nuovo da vedere e sperimentare? Di certo con questi presupporti l’ultima preoccupazione è la noia, ogni giorno c’è qualcosa di nuovo che scopro. Spero che resti così per tanto tempo. E così mentre ascolto gli Ska-P nella mia nuova casa sul mare a Vancouver non posso fare a meno di pensare che questa estate nella mia vita sia davvero cambiato qualcosa. Dimostrazione che per avere qualcosa basta prenderselo.

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