Quando si guardano i paesi da lontano è un po’ come a Natale, i migliori pacchetti non rivelano mai il proprio contenuto. Ebbene, piano piano comincio ad addentrarmi nella vita e nelle abitudini canadesi, tra belle e meno belle sorprese, ovviamente. Ieri, raccontavo, ho aperto il conto in banca, questione di minuti con tanto di rilascio immediato di debit card, utilizzabile per acquisti come noi usiamo solitamente il Bancomat. Per la carta di credito invece sembra più complesso. In Canada c’è il concetto di credit history e viene applicato in lungo e in largo ovunque. In pratica i cittadini sono giudicati in base ad essa e per qualsiasi caso di dubbio in materia finanziaria si ricorre agli archivi: se il soggetto ha sempre adempito con precisione agli impegni presi (leggi “ha sempre pagato puntuale”), probabilmente otterrà altro denaro, in forma di mutuo, prestito, carta di credito, altrimenti nisba. Ma non solo le banche ne tengono conto, addirittura se si ha una cattiva credit history è difficile trovare una casa in affitto, comprare un telefono o un lavoro. Va da sè che chi, come me, è appena giunto in questo ridente paese non ha alcuna credit history e pertanto è costretto a ricorrere ad altri metodi. Per fare un esempio, se la mia azienda non avesse garantito per me in questo momento non avrei nè casa, nè conto in banca. Da questo punto di vista il sistema canadese è una sorta di network sociale ad inviti, si accede solo se c’è qualcuno che ti presenta. In compenso, se si supera la serie di controlli nazisti e si entra nelle grazie dell’istituto, l’home-banking è gratuito ed incluso nelle spese di gestione del conto che si annullano magicamente se si promette di conservare una certa liquidità, bassa a dire il vero, nel conto. Ricordo quando con Banca Intesa ho parlato di home banking qualche anno fa. Lo facevano ancora pagare uno sproposito e per accedere erano previsti una lunga serie di codici, che nemmeno i videogiochi di quanto eravamo piccoli. E mi risulta che tuttora sia in qualche modo simile. Ebbene un po’ ho rivalutato quei figli di Passera perchè per accedere al mio home-banking utilizzo come nome utente il numero stampigliato sulla debit card e come password un codice alfanumerico (esclusi caratteri speciali beninteso) tra i sei e gli otto caratteri che ho fiduciosamente inserito sotto gli occhi della gentile impiegata orientale che ha seguito la mia pratica. Esatto, non posso scegliere una password più lunga di otto caratteri! Sembra fatto apposta per mettere “password” come password. Alla faccia della sicurezza. Ma la verità è forse che qui di sicurezza non ce n’è bisogno, nessuno sembra voler uscire dal tracciato e probabilmente nessuno ne ha nemmeno bisogno. Anche i mendicanti non sembrano passarsela male, in fondo con 200$ al mese si può andare a vivere in una casa arredata nei dintorni di Vancouver. Certo, se la propria credit history lo permette.

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