Quasi due settimane sono trascorse dal mio arrivo in terra canadese. E sono indeciso se mi sembri di vivere qui da sempre o di essere ancora un pesce fuor d’acqua in una terra straniera e possibilmente ostile. Probabilmente, come noiosamente sempre accade, la risposta sta nel mezzo. Andare a vivere per qualche tempo in un paese lontano vuol dire innanzitutto essere prelevati da un ambiente conosciuto ed immergersi completamente in un universo inesplorato e buio, da scoprire ed illuminare poco a poco, con la confidenza ed il coraggio che il proprio carattere consente. Il Nord America non è l’Europa ed è facile rendersene conto dopo poche ore. Per ora sono solo sensazioni a pelle, prime impressioni e suggerimenti del sesto senso, ma chi proviene dal vecchio continente e vive qui da più tempo di me le condivide completamente. Mi piace già da adesso soffermarmi sulle differenze che mi rendono diverso pur nella società multirazziale di Vancouver e soppesarne la rilevanza, confrontarle e ricercarne per quanto possibile le origini. La verità è che gli uomini sono gli stessi ovunque, nascono, mangiano, si riproducono e muoiono, hanno le stesse caratteristiche e cercano gli stessi basilari valori in ogni luogo conosciuto. Le differenze risiedono nelle modalità e la determinazione con cui tali fini vengono perseguiti. E le differenze possono essere macroscopiche. Affondano le loro radici nella storia dei paesi e delle culture, nella conformazione del territorio, nello scambio reciproco e nelle influenze esterne. Penso che cercare, studiare ed investigare questi processi di evoluzione delle culture e dei popoli attraverso le loro quotidiane manifestazioni comportamentali e psicologiche sia una delle più interessanti attività di analisi dell’umanità. Ed in questo momento mi sento davvero in una posizione privilegiata per portare avanti questo genere di interesse ed arricchire la mia cultura sensibilmente.

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