Scoccano le due settimane di permanenza qui. Non sono molte, ma la differenza dalle tre settimane trascorse in UK è lampante e tutta psicologica. Allora si trattava di un soggiorno temporaneo e come tale veniva considerato, oggi sono qui a Vancouver per viverci, almeno per un po’, magari per un po’ di più. E con la prima lavatrice che fa il suo dovere rumoreggiando nel suo vano non si possono più nutrire dubbi sul fatto che la mia nuova casa è qui. Ho cambiato l’ora dell’orologio, del telefono, della macchina fotografica e del computer. Comincio a fare i conti in dollari canadesi senza avere la necessità di convertirli in euro per avere un’idea del valore. A volte mi viene da pensare in inglese. Pochi segni ancora, ma significativi di un cambiamento in corso che mi porterà ad adattarmi nel modo migliore alla nuova condizione, pur mantenendo, si spera, l’identità acquisita in passato. E pur cambiando, mi trovo davanti ad una quantità di novità in termini di luoghi, persone, abitudini che non può che sottopormi ad un continuo e proficuo stimolo.

Tra giovedì e venerdì ho visitato un paio di appartamenti in cui andare ad abitare dai primi di ottobre, quando l’attuale contratto per la casa arredata in cui vivo al momento scadrà lasciandomi in mezzo ad una strada. E la verità è che, rispetto a Milano, un appartamento in pieno centro, non arredato ma già provvisto di cucina, bagno e elettrodomestici, costa una miseria. Nonostante questo, abituato allo splendido palazzo in cui vivo ora, è difficile pensare di spostarsi da qualche parte che non abbia almeno le stesse eccezionali caratteristiche: piano alto, cucina ultimo modello, pavimenti in legno scuro e vista più che dignitosa, per non parlare dei due schermi al plasma che effettivamente non accendo mai. Sono andato lontano 10000km per continuare ad essere il fighetto che ero a Milano, sempre alla ricerca del meglio che si può ottenere, senza pensare che l’aver risparmiato qualche monetina potrebbe essere utile in un futuro nemmeno così remoto.

Finalmente il mio nuovo numero locale ha cominciato a ricevere chiamate e sms. Non c’è nulla di più triste di avere un bel telefono con un piano mensile che consente di parlare gratuitamente durante i weekend e le serate e non avere nessuno di nessuno da chiamare. Ma da questo fine settimana la situazione comincia a cambiare leggermente e volgere secondo una migliore tendenza. Ieri sera al barbecue di fine estate sul tetto dell’ufficio ho conosciuto diversi nuovi colleghi simpatici e disposti ad ascoltare il mio inglese stentato, oltrechè un simpatico irlandese che ha vissuto qualche anno in Italia e che mi ha sottoposto il suo italiano, a dire il vero più che dignitoso per uno straniero. Oggi poi, complice un tempo meraviglioso, sono finalmente riuscito ad andare in gita alla famosa Grouse Mountain ed arrampicarmi in cima ad essa per la bellezza di 853 metri di dislivello in 2.9km di sentiero, una follia da attacco cardiaco. E sono stato accompagnato da un simpatico collega dell’ufficio di Boston, con tanto di moglie e amica della moglie. Non solo, domani sono a pranzo con loro in un ristorante che offre sushi a volontà per 15 dollari. Spero di riuscire a svegliarmi in tempo.

Presto arriveranno foto. Estote parati. Ed iscritti alla mia mailing list, perchè non le renderò disponibili a tutti.

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