Qui è il mio vero problema attuale. Il discorso è che per me il cibo è sempre stato un piacere (al primo posto della classifica per chi non lo rammentasse) più che un nutrimento e di conseguenza mi sono sempre comportato. Quando c’è di buono da mangiare mangio finchè il piatto non è pulito (chi ha visto sa), se non c’è nulla che valga la pena non mangio nulla, senza stare a perdere tempo con roba che non sollazza il mio palato in modo soddisfacente. E anche qui sto seguendo più o meno questo stile che tanto ha dato gioie in passato. A pranzo non ho difficoltà, c’è sempre qualcuno che ha voglia di andare a mangiare qualche buon cibo etnico nei dintorni dell’ufficio. E allora non mi risparmio abbuffate di sushi e cibo orientale in generale, gran fettoni di carne o le delizie messicane che tanto mi piacciono. I guai arrivano alla sera quando solitamente sono troppo pigro per andare a mangiare fuori da solo, cosa per altro piuttosto triste; e purtroppo ora non ho ancora un gran giro di amici che mi consente di avere tutti i giorni qualcuno disposto a cenare con il sottoscritto e subire i miei discorsi in inglese. Ne consegue che c’è da fare la spesa, portare a casa il malloppo e cucinarlo. Ma fare la spesa è tanto noioso e cucinare spesso anche. Così passo delle gran mezzore al supermercato indeciso su cosa abbia il miglior rapporto gusto/rapidità di preparazione, meglio se si riesce ad annullare il denominatore per far esplodere il valore della frazione. Ed è il trionfo dei nachos con jalapeños al microonde, delle insalatone, degli yogurt (quando li trovo di mio gradimento) e degli snack ai cereali. Senza contare le litrate di Cocacola, alla faccia di Beppe Grillo e dell’ulcera che probabilmente mi sto procurando. La scusa è ovviamente che non ha senso comperare tutti gli accessori per cucinare, ivi compresi condimenti vari, se poi tra quindici giorni devo traslocare anch’essi nel nuovo sontuoso attico. Viviamocela alla disperata per questo mese che poi nella nuova dimora attaccherò a cucinare come uno chef francese. Vero? Forse. Probabile? Poco. A meno che non lo prenda come serio impegno. O a meno che alcuni dei colleghi a cui ho confessato che, nonostante le mie origini la pasta non mi fa poi così impazzire, mi obblighino ad invitarli ad una cena italiana, scoprendo il mio talento..

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