Non ho le papille gustative interrotte. Non si parla del muscolo lingua, ma dell’idioma, inglese in questo caso specifico. Semplicemente non mi sento ancora completamente a mio agio con la lingua locale, come credo sia assolutamente nella norma dopo solo un paio di settimane che vivo qui. Di fatto si verificano a volte situazioni estremamente esilaranti di cui fatico a trattenermi mentre rido sotto i baffi, perchè sono l’unico in grado di coglierne gli aspetti grotteschi. Capita non di rado che qualche collega venga a parlarmi pensando che io sia effettivamente lo specialista per cui mi spaccio da anni ed attacca a parlare in inglese a velocità ultrasonica temendo di portarmi via tempo prezioso per chissà quale attività di vitale rilevanza. Ovviamente più il tale parla veloce meno capisco, meno capisco più aggrotto la fronte, più sembro perplesso più il malcapitato teme di disturbarmi ed allora parla più veloce ancora. E, come mi succede spesso in questi casi di plateale equivoco, astraggo la situazione e ne colgo il lato ironico, a volta addirittura comico, osservando la scena dall’esterno come farebbe uno spettatore. In alcuni casi addirittura sono in imbarazzo perchè mi viene troppo da ridere tanto è paradossale che qualcuno mi venga a chiedere opinioni pensando di rivolgersi al guru della materia ed il guru è così in gamba che non riesce a capire nemmeno di cosa si stia parlando. Un dialogo tra sordi, in cui uno dei sordi sogghigna. Ricordo un milione di situazioni analoghe, soprattutto in ambito professionale dove è davvero semplice non sentirsi a proprio agio con la figura che si incarna e cogliere all’improvviso il lato assurdo della parte che si sta recitando. Credo che un elemento alla base di questi episodi sia il fatto che per moltissimi la vita professionale è quanto di più serio ed importante esista nella vita, in certi casi è addirittura l’elemento che li rende degni di considerazione e rispetto, in altri si tratta delle fondamenta su cui posa la propria stessa autostima. E per me invece è un’attività come un’altra, non mi può rendere felice e non mi può rovinare la vita se non economicamente. Allora mi prendo il lusso di ridere quando tutti mi baciano l’anello con aria compassata solo perchè sono vestito da papa senza sapere che sotto la tonaca bianca sono in bermuda.

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