No, per ora non sono stato incarcerato, per fortuna. Credo che finire nei guai con la giustizia in nord america sia uno di quegli eventi che può mettere in seria difficoltà la vita di una persona. La sensazione qui è che tutto va bene finchè va bene. Nel momento in cui c’è anche solo il sospetto che qualcosa non sia a posto comincia l’incubo. Che non è proprio analogo a quello italiano, con i suoi tempi biblici ed il proverbiale garantismo bonaccione della nostra penisola. Qui se i guai cominciano non finiscono e possono distruggere tutto quello che ci si è costruiti in una vita. Ed è così che la mia nuova passione dopo X-Files, Alias, Lost e 24, è la serie di Prison Break. Ha un aria di forte realismo nelle vicende che descrive, non tratta di luminosi alieni osservati a bocca aperta da una coppia di topi di biblioteca o improbabili agenti segreti alla ricerca di mitologici artefatti, la storia tocca un tema vero e attuale: il malato sistema giudiziario, piaga di tanti paesi occidentali e causa di tanti torti, a maggior ragione la dove la pena di morte è ancora in vigore. Non voglio certo qui dare al telefilm un valore che va oltre l’intrattenimento puro, tante pellicole descrivono decisamente meglio i paradossi e le ingiustizie a cui sono quotidianamente sottoposti diversi cittadini. In questo momento però Prison Break è per me l’occasione di prendere in considerazione una situazione estranea alla mia vita quotidiana e di riflettere su questi temi. In ogni produzione cinematografica statunitense che rispetti inoltre non può mancare l’aura di autorità, mista e terrore ed oppressione, emanata dagli organi di governo ufficiali ma soprattutto non ufficiali ed ai limiti della legalità. E credo che in questo la corrente paranoica statunitense abbia qualcosa da insegnare agli europei o almeno agli italiani che non sono in grado di riconoscere di essere privati lentamente delle loro libertà e dell’accesso all’informazione nemmeno quando questo processo avviene sotto i loro occhi. Chiudo questo delirante messaggio, in cui, partendo dal titolo e andando alla deriva con periodi di lunghezza ingestibile, scrivo come sempre i miei pensieri così come mi vengono in mente senza preoccuparmi di spiegarli accuratamente in modo tale che i lettori capiscano e che non prendano tutto come il delirio derivante da un ragionamento arbitrario, con un interessante link in cui sono incappato per caso oggi: buona lettura.

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