Ormai è diventato l’argomento unico del blog e finchè non avrò trovato pace nella mia nuova dimora lo rimarrà, lo garantisco. Oggi è stata una giornata da paura. Arrivo trafelato in ufficio alle 8.30, passo mezzora a cercare nuovi annunci immobiliari, poi mi scaravento nel training che devo assolutamente seguire, pena la morte. Ovviamente ho la testa da un’altra parte: quando si rischia di non avere una casa a cui tornare non è proprio rilassante seguire una serie di presentazioni sulla sicurezza di rete. Il training è comunque inframezzato da diverse telefonate di tutti i miei contatti che riportano notizie su appartamenti che vanno e vengono, più vanno che vengono. A mezzogiorno schizzo fuori dall’ufficio e corro a vedere un appartamento. La amministratrice è una simpatica vecchina rumena che dimostra molta simpatia nei miei confronti. L’appartamento non è male, costa poco ed è delle dimensioni corrette. Purtroppo il palazzo è un po’ vecchio, nonostante sia in ristrutturazione, e non ci sono tutti gli elettrodomestici di cui ho bisogno. In ogni caso è una buona opzione e la signora si offre di tenermelo visto che le sembro affidabile. Non sa quanto si sbaglia. Corro in ufficio per assistere alla riunione del personale che dura un ora durante la quale mi ingozzo dal buffet, visto che non ho mangiato nulla. Subito dopo torno a seguire il training che termina giusto in tempo per farmi volare a vedere un altro appartamento. Questa volta è al decimo piano di un palazzo accessoriato con piscina, idromassaggio e palestra, mi fa da Cicerone il cugino ricco e pazzo di Abramovich coadiuvato dalla nonna millenaria che parla solo russo, a quanto pare sono i proprietari. Il posto sembra perfetto, l’unico particolare veramente repellente sono i muri verde ospedale, ma Dimitri, o come si chiamava quello, mi assicura che posso ridipingermeli quando voglio. Ottimo. Rimaniamo d’accordo verbalmente che gli confermo tutto domani. Ultimo appuntamento della serata è per un palazzo ultralusso nella stessa zona in cui vivo ora. L’appartamento è perfetto e me lo illustra il fratello antipatico di Shevchenko, insieme a tutte le costose amenità che il palazzo mette a disposizione degli inquilini. Lo voglio, deve essere mio. Compilo il modulo di cui vengo provvisto, speriamo bene. Da qui è una marcia forzata verso la cena aziendale, cibo e bevande a sbafo, che si svolge dall’altra parte del centro. Arrivo giusto in tempo per farmi accogliere con un boato ed ingoiare senza nemmeno guardarlo un bicchierone che contiene un altro bicchierino con liquidi sconosciuti che qualche furbo mi allunga. Da qui finalmente si tratta solo di mangiare, bere e chiaccherare con amichevoli colleghi. Due sole note. La prima è che a metà serata mi chiama la famiglia Shevchenko per dirmi che cercano qualcuno più affidabile e che non mi danno l’appartamento. La seconda è che chiacchero tutta la sera in spagnolo con una collega messicana molto simpatica. Come ho verificato in precedenza con un collega inglese, tra stranieri ci si capisce..

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