Sono rimasto solo un mese in Marinaside Crescent, come previsto. Poco più. Il tempo di fare conoscenza con Vancouver nel modo più agevole e diciamo pure agiato. L’appartamento in Marinaside a Yaletown è il top della gamma per gli scapoli pieni di quattrini e desiderosi di spenderli: posizionato nella zona più chic del centro, con vista sulla baia, fornito di ogni genere di elettrodomestico, arredato con gusto eccetto la pelle di leone in soggiorno. Davvero un luogo in cui chiunque si troverebbe bene dal primo momento senza ripensamenti di sorta. E così è stato per me, tanto che già ieri, facendo i bagagli e impacchettando le mie quattro cose, un po’ mi dispiaceva di abbandonare quel lussuosissimo parco giochi per adulti girovaghi che tra l’altro non ho ancora pagato. Oggi poi, recuperando il computer e i suoi accessori, svuotando l’enorme frigo degli ultimi rimasugli, rimirando per l’ultima volta il generatore di cubetti di ghiaccio ed accertandomi che nulla rimanesse in giro, ho proprio percepito come nel giro di pochissimo tempo mi sia affezionato a quella bella casina già pronta che non necessitava altro che di entrarci ad abitare. O forse non era affetto ma solo la comodità di non dover pensare a mille cose perchè qualcuno, pur a caro prezzo, le aveva già fatte per me senza nemmeno disturbarmi per chiedere. Fatto sta che non ero proprio di ottimo umore quando, carico come un mulo di tutto quanto non era ancora stato trasferito, ho imboccato la salita di Drake Street alla volta della mia nuova casa. Oltretutto era anche buio e freddo, e, come se non bastasse, piovigginava di quella bella pioggerellina sottile che sembra non bagni e invece ti infradici. Clima tipico locale, in generale non mi dispiace, ma in questo caso particolare semplicemente pioveva sul bagnato. Una volta al ventesimo piano non ho fatto altro che pensare a come rendere queste poche decine di metri quadri il più accoglienti possibile, visto che mi ospiteranno per i prossimi mesi, almeno fino all’estate prossima quando scadrà l’accordo con il padrone di casa. Quest’ultimo tra l’altro ha subito telefonato per sapere dei suoi assegni. Premurosissimo. Nel giro di poco però ho sistemato tutto nei capienti armadi a muro e dato una pulita generale, giusto per cominciare nel migliore dei modi. Il supporto tecnico del mio provider mi ha poi assistito nella prima connessione ad Internet. First things first, come dicono qui. Second thing è stata volare al supermercato a prendere qualcosa da mangiare e riempire quel rumorosissimo frigo che tanto inorgoglisce il mostro di Rostov. Questa volta ho deciso di viziarmi con la carne di bufalo, giusto per sentire un po’ com’è. Buona come l’altra, non avrei detto fosse bufalo se non ci fosse stata la sagoma sulla confezione. E poi mi sono mangiucchiato un po’ di biscotti greci davanti a Prison Break, nulla di nuovo insomma. Ma sebbene in apparenza non sia cambiato molto, in realtà con il trasloco qui è cominciata davvero la mia istanza stabile in Canada, non c’è più nulla di provvisorio. E da domani c’è da prendere in mano la situazione e fare un po’ di progetti..!

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