Mi è sempre piaciuto confrontarmi con chi ha abitudini diverse o crede in valori diversi dai miei o ancora persegue i miei stessi obiettivi lungo strade diverse dalla mia. Credo sia uno dei modi migliori di crescere e guadagnare esperienza. Ma probabilmente, complice la ristrettezza dell’ambiente con cui si viene a contatto e la poco varia composizione del medesimo, non è certo un compito semplice e non sono mai riuscito a vedere con i miei occhi qualcuno di simile a me che ha scelto di seguire una strada radicalmente separata da quella della maggioranza. Ma ultimamente 10000 km di distanza da ciò che conosco aiutano molto in questo senso.

Questa sera ero a cena da una collega che mi ha gentilmente invitato. Si è trasferita qui tre settimane fa dalla sede inglese, ma, nonostante la padronanza eccellente della lingua che non lo farebbe mai sospettare, è portoghese e fino a solo quattro anni fa viveva in Portogallo. Adesso ha un appartamento qui a Vancouver con il partner, è madre di un figlio di due anni e si dimostra un vulcano di pensieri che le vanno e vengono per la testa. Quando si incontra questa coppia già il fatto che lei sia completamente rasata e che i due uomini abbiano i capelli lunghi fa capire che non si tratta di una famiglia ordinaria come quelle della reclam del Mulino Bianco. Da quando è nato loro figlio si sono dedicati completamente a lui: il che significa che lei lavora otto ore al giorno mentre lui sta a casa col pargolo e quando lei torna a casa lui comincia a lavorare in telelavoro come grafico. Non escludono di invertire il turno prima o poi. Entrambi sono completamente focalizzati sul figlio che alla sua tenera età parla portoghese, inglese e una lingua inventata da suo padre per hobby. Il tipo di educazione che viene impartita è lontana anni luce da quella che ho ricevuto io e si basa sulla trasmissione di alcuni concetti fondamentali per la salvaguardia fisica e la convivenza sociale, ma lascia libero l’infante per quanto riguarda tutto il resto. Inoltre secondo i piani non sarà iscritto ad una scuola ma gli verranno impartite le materie elementari a casa dai genitori che avranno anche cura di soffermarsi maggiormente nello studio sulle aree di maggior interesse per l’alunno. La vita sociale non verrà comunque a mancare perchè verranno organizzate attività sportive o ricreative che coinvolgeranno coetanei.

E questo è un breve quadro solo sulla parte dell’educazione del bambino perchè è quella che mi ha maggiormente colpito. Posto che ho ascoltato tutto con attenzione e sono ancora un po’ frastornato, mi chiedevo in che senso la diversità possa essere una scelta che intrinsecamente implica una ricerca dell’ottimo e quanto invece sia condannare se stessi od altri all’estraneità dalla massa e dunque in qualche misura ad superiore grado di solitudine ed incomprensione. E ovviamente quale è il punto di equilibrio in cui si ottiene il massimo vantaggio con le minime penalità?

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