Quasi due mesi che vivo a Vancouver in Canada, più di due mesi che vivo all’estero, contando anche le tre settimane in UK. Sono riuscito a sistemarmi decentemente, trovare un tetto sotto cui dormire, arredarlo seppur con tanto olio di gomito e una pazienza pari solo a quella dei vicini del piano di sotto; ho preso tutte quelle abitudini di chi vive per conto suo come lavare i piatti regolarmente, dare una pulita alla casa una volta ogni tanto, ricordarsi di lavare la roba da mettere addosso, fare la spesa. Ho anche finalmente perso quell’incertezza che si ha spesso quando si ha a che fare con le persone che parlano una lingua diversa, quella paura di non capire o non essere capiti, di fare una figuraccia. La stessa incertezza che ti fa dire “yes” quando non hai capito una mazza. Parlo con tutti senza problemi e sono anche riuscito a fare un paio di battute divertenti. Qualcuno ha riso. Resta il fatto che qui non conosco nessuno. I colleghi sono simpatici e disponibili, ma è ovvio che per farsi un giro di persone da frequentare c’è da andare per oltre, con un po’ di iniziativa personale. E magari essere un po’ meno poltroni del sottoscritto che per fare la vita da larva sembra esserci nato. Non aiuta certo oltretutto la misantropia e l’abitudine a fare le cose per conto proprio. E la mancanza di esperienze o cultura comuni alla maggior parte della gente che mi circonda completa un quadro non proprio semplice da affrontare. Nonostante le difficoltà comunque, ora che mi sono comodamente installato nel centro di Vancouver, allargare il giro di conoscenze è una necessità più che un lusso. Stasera vado a vedere un concerto di un gruppo di cui non ho mai sentito parlare, questi Galactic, ma sembra che valga i 30 dollarazzi che costa: anche se non valesse poco importa, oggi a pranzo un collega mi ha invitato e fosse stato anche il tour di Marco Masini probabilmente avrei accettato pur di darmi una smossa dalle puntate di The Shield, i libri in poltrona e il cibo disordinato. Prossimo passo è di conoscere un vicino di casa anche se non sarà facile frequentarsi come a Milano visto che il badge che serve per utilizzare l’ascensore dà accesso solo al proprio piano. Sarò dunque costretto a restringere le possibilità agli inquilini del ventesimo piano? Ma no, ci sono anche le scale antincendio..

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