Ho comprato gli spaghetti. De Cecco. Non li ho mai comprati neppure a Milano, ma caro per caro tanto vale comprare la roba buona invece che quelli Del Becco che costano 10 cent di meno. L’olio d’oliva extra vergine Bertolli lo avevo già dalla insalate. L’aglio era li tutto invitante nel reparto verdura e non è stato proprio difficile trovarlo perchè qui lo mettono anche sul gelato. Il peperoncino non è proprio lui, ma picca, è rosso e c’è scritto qualcosa che può assomigliare. Infine il Parmigiano Reggiano qui lo vendono solo alla banca quindi ho optato per un pur signorile (cit.) Grana Padano. Insomma, dopo tre mesi lontano dall’Italia, anche per me che non sono un appassionato, è decisamente arrivato il momento revival della pasta. Mi sono sentito molto emigrante a voler fare la pasta all’estero, un po’ come fabbricarsi con le proprie mani un pezzo di patria. E infatti non è andata benissimo.

La colpa non è mia ma di quelle maledette piastre elettriche che non si capisce mai se sono accese o spente e tutti quegli aggeggi di sicurezza della casa! Mi ero messo di buona lena, avevo appoggiato la pentola con scolapasta incorporato (thanks sultan) sulla piastra, accesa la medesima e riposto il coperchio sopra. Visto che in questa casa l’acqua del rubinetto ha la temperatura delle terme di Bormio mi aspettavo che l’acqua bollisse a breve e mi sono affrettato a preparare il condimento. Facilissimo, è bastato prendere un po’ d’olio e farlo scaldare mentre tagliuzzavo l’aglio. Una volta sminuzzato l’ho versato nell’olio caldo e l’ho osservato soddisfatto (io, non l’aglio!) rosolarsi per qualche istante e poi ho pensato che peperoncino scarso per peperoncino scarso l’avrei aggiunto subito e così ho fatto. Tutto sembrava andare per il meglio, con l’acqua a temperatura di ebollizione e il sugo che emanava odore di aglio arrosto un po’ ovunque. Roba da Gusteau (cit.)! E invece no (cit.).

La tragedia è cominciata quando mi sono reso conto che l’aglio si stava rosolando un po’ troppo. Al che ho subito provveduto ad abbassare il calore della piastra, o almeno così ho creduto di fare. In realtà ho abbassato il calore della piastra dell’acqua e lasciato al massimo quella dell’olio. Così, mentre versavo il sale nella pasta in via di perdere il punto di ebollizione, ho notato il colore nerastro dell’aglio, per la sorpresa mi è sfuggito un po’ di sale che è finito nell’olio e ha fatto un botto che nemmeno nei cartoni animati del coyote pirla. Sono subito corso ai ripari visto il fumo che veniva su dal pentolino e ben conscio del sensibilissimo sensore di fumo poco lontano. Dannati pirofobici! Ho preso dunque il pentolino e l’ho messo prima sotto la cappa per fare andare via un po’ di fumo e poi, ahimè, nel lavandino dove a contatto con l’acqua ha esploso la sua ira sulle mie mani, ora mezze ustionate. E mi immaginavo già in sottofondo le sirene dei pompieri..

Insomma che si è cenato con spaghetti sì, ma al burro e parmigiano. Ottimi comunque. Anzi meglio che poi l’aglio, olio e peperoncino mica mi piace tanto. Resto un po’ perplesso per quella cena italiana che ho promesso di cucinare ai colleghi.

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