Tutto è cominciato qualche settimana fa quando ho pensato di indossare una lucente splendida perfetta nuova camicia tra le diverse che mi sono portato. Test scientifici dimostrano che indossare una camicia aumenta del 30-40% il fascino di un individuo indipendentemente dal punto di partenza. Certo zero per zero fa sempre zero, ma vale sempre, o almeno in certe occasioni particolari, la pena di approfittare del moltiplicatore per quanto attenuato dal valore iniziale. Una volta fatta la figura però, pur essendo sconci a piacere, la camicia non si può tirare più di un altro paio di giorni perchè diminuisce il proprio effetto esponenzialmente ad un valore costante che la rende poco efficiente. Dunque arriva la parte peggiore, la manutenzione di tanto prezioso strumento. Inizia con il lavaggio, nella maggior parte dei casi indolore, ma esso deve per forza essere seguito dallo stiro, perchè in caso contrario non ha efficacia indossare nemmeno il pezzo di punta della collezione Zegna. Proprio per questo motivo la suddetta camicia riposava su un ometto da diversi giorni, superata in comodità da magliette, felpe e golf. Solo attendeva in silencio la propria vendetta, giunta oggi quando finalmente ho deciso di cimentarmi nell’arte dello stirare e finalmente ho capito perchè tutte le persone che vivono da sole indossano magliette e digrignano i denti davanti agli inviti per serate eleganti.

Stirare è molto facile. Non c’è da perdersi d’animo. Basta avere un ferro da stiro caldo, un asse professionale ed un indumento da stirare. In assenza di uno di questi elementi il gioco si fa più complesso ed anche i jedi di quest’arte possono incontrare difficoltà. E’ poi essenziale selezionare la temperatura giusta della piastra sulla base del tessuto che si sta per stirare onde evitare spiacevoli danni a mezzo calore. Da questo punto è stile libero. Di certo c’è solo il risultato finale, come arrivarci fa parte di come si affronta il problema. A me piace partire dal colletto e dai polsini perchè danno una certa sicurezza iniziale che consente poi di affrontare serenamente le maniche. Anche le maniche si lasciano domare facilmente e dispongono di utili cuciture che possono essere usate come guida. Per quanto riguarda il resto della camicia ognuno ha il suo stile, io cerco i punti non lisci usando il ferro come un segugio e non mi fermo finchè l’attrito dinamico della stoffa non si approssima a zero. Il processo può però richiedere diverso tempo quindi è bene disdire qualsiasi appuntamento e assicurarsi di non avere fretta perchè essa, oltre ad essere cattiva consigliera, fa fare i gatti ciechi. E le camice a pieghette. L’ultimo passo è ripiegare in modo tale da non rovinare tutto il lavoro, sembra facile ma invece no. E una volta finito è essenziale ricordare che, nonostante l’entusiasmo per il risultato ottenuto, il ferro è ancora caldo ed è bene non toccarlo per un po’.

E’ come andare in bicicletta: una volta imparato non vedi l’ora di comprare l’auto.

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