E’ passato qualche giorno dall’ultima sciocchezza che ho scritto qui, ma sono successe diverse cose ed ogni tanto è anche un bene potersele tenere per sè in quello stato di semi chiarezza che rende tutto così romantico. E poi più ho cose da fare meno scrivo, quindi è anche un buon segno. Ho fatto un milione di sogni stranissimi, di quelli del mio genere, assolutamente folli ed impossibili, ma così strampalati che vorrei continuassero per sempre.

Tra i meno strampalati quello di stanotte, un classico di tutti i tempi. Tornato al liceo si inscena una situazione tipica da sogno e non: fine del quadrimestre, non ho nessun voto in italiano, filosofia e storia, materie che non ho mai studiato con molta passione. La professoressa mi ricorda che sono senza voti e che l’interrogazione è prossima se non imminente e io mi rendo conto che sono mesi che non so nemmeno di che cosa trattino le lezioni. Ma la cosa non sembra poi essere un problema enorme. E’ più la seccatura di dover inventare qualche giustificazione che il timore di fantomatiche conseguenze. Nonostante ciò sentire il proprio cognome in sogno pronunciato da una ex professoressa fa sempre un certo effetto.

Ma il mio preferito di questa settimana è decisamente quello del monastero in cima alla montagna che purtroppo ricordo a tratti perchè da scemo non me lo sono scritto, pur conscio della sua unicità. Tralascio la parte introduttiva in cui fa bella mostra di sè un tram milanese trascinato a piedi dal tranviere che lo solleva per fargli fare degli scalini, ed arrivo subito al punto. Il sogno si ambienta sulla cresta di una montagna, si suppone una altezza considerevole dato il clima gelido e le raffiche di vento. Qui trova posto un monastero orientale ma con architettura decisamente europeo medioevale, l’edificio è decisamente pittoresco e sono molto contento di sapere che passerò la notte li insieme ad amici di cui si è persa traccia dell’identità. Probabilmente i soliti noti. Prima di andare a nanna però stiamo qualche minuto fuori a guardare il cielo su cui risplendono diverse lune di un colore giallo rosastro. Lo spettacolo è eccezionale e tutti sono estasiati, ma io mi concentro su una luna che sembra particolarmente brillante e mi rendo conto che molto probabilmente sono finte e fatte apposta per il pubblico. A quel punto rendo partecipi gli amici della mia supposizione dicendo che quella è la luna degli Agnelli, intendendo con questo che la famiglia Agnelli è proprietaria del monastero e cerca di attirarvi turisti appendendo lune finte. Già nel sogno comincio a ridere rendendomi conto dell’idiozia del ragionamento. Mi sveglio ridendo ancora di più..

Oggi invece in un lampo di lucidità mi sono reso conto di qualcosa che non riuscirò a spiegare adeguatamente a parole e quindi non so che senso abbia continuare. Ma ci proverò lo stesso. E’ incredibile quanto i computer siano entrati nella vita di tutti i giorni di chiunque. Di fatto non è possibile fare a meno di usare un computer per numerosissime attività durante la giornata. Eppure, contrariamente al frigo o alla cucina, la stragrande maggior parte delle persone non hanno chiaro come usare efficacemente questo strumento in modo tale che davvero sia una macchina vantaggiosa e non assorba più lavoro di quanto produca. Ci sono i programmi che si impiantano, gli aggiornamenti, i virus, le incompatibilità, l’hardware che si rompe, gli errori sconosciuti, i driver, per dire solo i primi inconvenienti che mi vengono in mente. Se pensiamo a che dispendio di energie c’è solo per mantenere il computer nel suo normale funzionamento, c’è davvero da chiedersi se valga la pena di darsi tanti pensieri. Eppure questa domanda è inutile perchè non c’è scelta possibile. Certo, si tratta di uno strumento più complicato del frigo o della lavastoviglie, ma non c’è stata un po’ troppa fretta nell’adottarlo? O forse anche i primi frigoriferi si inchiodavano lasciando marcire la carne e la frutta, e le lavastoviglie terminavano le operazioni lasciando i piatti insaponati?

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