Davanti a casa ho una Cinemateque, nome francese molto affascinante per dire cinema d’essai. In questo periodo c’è il festival della musica europea, in lingua originale ovviamente. Programmazione della attuale serata Vogelfrei, film lettone decisamente spesso in contenuti e realizzazione, e La febbre, film italiano con due dei miei attori preferiti, Fabio Volo e Valeria Solarino. (Nel caso la seconda stesse leggendo mi contatti senza indugio perchè so come farla felice per il resto dei suoi giorni: c’è un mio amico che diventerà notaio.. scherzo, Valeria rispondi subito!) E’ uno di quei film che appartengono ad un certo genere italiano moderno, quello della consapevolezza delle origini e della realtà, e della dipartita da essi verso una realizzazione del proprio essere piuttosto che di quello che il mondo circostante si aspetta. Chiaro no? Probabilmente solo nella mia testa, ma è così tedioso far capire a chi non intuisce. E’ il mio genere preferito. Quello di chi continua a sognare per tutta la vita e rincorre i propri sogni finchè non riesce a toccarli con tutte e due le mani. Quello dei lieti fini compatibili con la realtà, quello dei progetti impossibili mai abbandonati del tutto, quello della sincerità con se stessi. Il film in sè è semplice e anche la trama non è nulla di che, ma ho il vizio di attribuire a tutto ciò che vedo un significato personale. Traduco film, musica, opere d’arte e paesaggi in qualche cosa che mi riguarda direttamente. Non ho studiato abbastanza per analizzare l’arte e la letteratura secondo i canoni dei critici e fortunatamente nessuno ha definito delle regole per i paesaggi, la natura e i pensieri. Se quel che vedo con gli occhi e sento con le orecchie non mi suscita idee, emozioni e sogni che senso ha guardarsi intorno o mettersi in ascolto di una persona appena conosciuta? L’unico a cui devo rendere conto in fondo sono io stesso, e non c’è giudice più severo di chi ha il quadro più preciso della materia di dibattito. Si possono inventare storie per tutti ma io proprio non posso cascare nelle mie stesse scuse, e allora tanto vale raccontare la verità anche agli altri. Male che vada ridono. Fa buon sangue. Sapevo che attaccando su questa corda sarei partito per la tangenziale, adesso riprendo la via per il centro puntando direttamente lungo la corda massima. Il film è stato piacevole e ho avuto contatto con un campione delle persone di cultura di questo posto, quelle che riescono a vedere un film mezzo in lettone e mezzo in russo con sottotitoli in inglese senza lamentarsi. Infatti non erano molti, la maggior parte lettoni che non dovevano certo leggere i sottotitoli e che avran capito i significati ben meglio del vecchietto supponente che ha attaccato discorso con il sottoscritto. Allora per mettere in piedi quella pizzeria a Vancouver chi c’è?

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