Ovvero l’arte di non fare oggi quello che può benissimo essere fatto anche domani. Perchè lo si fa? E tutti poco o tanto ne sono responsabili, che non si facciano avanti quelli che dicono di portare via la spazzatura non appena il sacco è pieno, non ci crederebbe nessuno. Eppure è qualcosa di assolutamente illogico. Nel momento in cui si presenta la necessità inevitabile di compiere un’azione in qualche modo spiacevole è ovvio che prima o poi essa dovrà essere eseguita. Presto o tardi. E spesso il tardi influisce negativamente sul fastidio prodotto dall’esecuzione dell’azione, eppure, piuttosto che levarsi il dente oggi si aspetta che faccia male per settimane per poi andare dal dentista e sentire lo stesso male che si sarebbe sentito il primo giorno, risparmiandosi i patimenti successivi. Il posto di lavoro è poi fucina di compiti da rimandare: la mail lunga da inviare, la telefonata a quel tale tanto antipatico, quella riunione che si sarebbe dovuto fare un mese fa. E durante tutto questo tempo in cui si sa che c’è qualcosa che andrebbe fatto al più presto si scovano continuamente scuse apparentemente accettabilissime per procrastinare, attendere, posticipare. Ma rimandare in questo modo non è come dare un calcio ad una lattina per strada e ritrovarsela diversi passi più in la, dove riceve un nuovo calcio. E’ piuttosto come dare un calcio ad una bestiaccia che si è attaccata ai piedi, il calcio non fa altro che dare nuova forza alla belva che non si stacca dal piede finchè non ha ottenuto quello che desidera. E dunque nel periodo in cui si rimanda, un tarlo si insedia nel retro dei pensieri, ricordando di quando in quando che c’è anche “quella cosa la” da fare. Il peggio è poi quando di compiti rimandati ce ne sono diversi, tutti ugualmente seccanti e fastidiosi. Allora subentra un filo di stress che nemmeno liberarsi di una o più delle attività in agenda riesce a sciogliere. Il sapere che c’è qualcosa da fare e non farlo credo sia una delle situazioni più ansiogene che possano capitare.

Perchè questo discorso? Sento già uno dei miei piccoli lettori che mi urla che sono stressato. No, fortunatamente negli ultimi mesi al lavoro procrastino per qualche ora al massimo e questo genera poco stress. Mi capita più spesso a casa, ma nel fine settimana di solito i piatti vengono lavati e i pavimenti vedono lo Swiffer (grazie Chiara). Ho letto però un messaggio su un forum scritto da uno studente che mi ha solleticato questi pensieri. Scriveva del fatto di rimandare lo studio per dedicarsi a diverse attività a suo parere molto più utili per la vita lavorativa rispetto allo studio stesso. E il ragionamento mi ha incuriosito perchè è molto simile, identico direi, a quello che facevo io stesso all’università. Il fatto che però la scusa sia probabilmente vera non implica che sempre di una scusa non si tratti. E’ vero, quello che ho studiato all’università ha avuto ben lieve influenza diretta rispetto all’esperienza che ho guadagnato per conto mio. E’ altresì vero che, se così non fosse stato e le mie ricerche fossero state assolutamente irrilevanti, non sarebbe cambiato molto ed avrei trovato una scusa diversa per studiare più tardi. Allo stesso modo non mi sono mai privato di una serata con gli amici per studiare perchè la vita sociale è certamente più importante di qualsiasi materia di studio. Vero. Ma resta una scusa per andare a divertirsi invece che fare qualcosa che comunque si dovrà presto o tardi fare.

Questo messaggio è candidato ad essere accusato di alberonite da qualcuno di mia conoscenza, per smorzare dunque chiudo con una citazione da Futurama, prima serie, primo episodio, Pilota Spaziale. Ovviamente consigliato a tutti.
You gotta do what you gotta do

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