Mi rivolgo oggi in particolare a quelli che sembrano essere i miei lettori più affezionati. Nell’ultima settimana questo blog ha ricevuto 17 visite ogni giorno, semplificando ne desumo dunque che i miei lettori sono 17 e che mi visitano tutti i giorni. Più di 10 ma meno di 20, ben lontano dai 25 di Manzoni ma ben superiore agli zero di un diario tradizionale. Ma prima di accontentare costoro con l’evento di oggi, desidero stigmatizzare il comportamento di chi, approfittando della propria natura palmipede, si permette di mettere i puntini sulle i dei miei messaggi, pur non sempre perfetti nella loro composizione grammaticale e sintattica. Possa l’aia presentartisi deserta e priva dei chicchi di mais di cui ti cibi!

Ieri sera c’è stata la tanto attesa festa di Natale aziendale, correttamente rinominata Holiday Party per non urtare chi non è coinvolto nella festa religiosa. Il “politically correct” qui ha raggiunto livelli inquietanti, anche a detta degli autoctoni. Nonostante non fosse specificato un codice di abbigliamento particolarmente elegante ho ritenuto questa essere una buona occasione per tirare fuori dall’armadio il completo scuro ed una cravatta rossa regalatami per la laurea da uno dei lettori di questo blog. Certo l’eleganza in sè non va lontano senza essere accompagnata da un aspetto ordinato e certo ieri mattina i miei capelli non potevano soddisfare questo requisito. Dopo l’ultimo taglio casalingo risalente a fine settembre la crescita è stata rapida e disordinata portando ad un aspetto mefistofelico. Il momento buono dunque per un bel taglio e perchè non aspettare l’ultimissimo momento disponibile piuttosto che fare con calma le cose prima? Ecco che quindi, uscito dal lavoro verso le 5 e dovendo essere alla festa dall’altra parte di Vancouver alle 7.30, mi sono mollemente trascinato dal più vicino barbiere che Google Maps conoscesse, Waverly Barber Shop in Robson. Il negozietto è intimo se si vede il bicchiere mezzo pieno, ma potrebbe tranquillamente essere definito claustrofobico dai più realisti. Ci lavora una signora orientale sulla tarda cinquantina che vanta, a credere alle targhe appese, trentacinque anni di esperienza in tagli di capelli e affini. Di certo è estremamente rapida perchè mentre io guardo imbambolato una puntata di una commediola su un piccolo schermo ammonticchiato in un angolo, lei fa fuori due clienti e nel giro di una ventina di minuti è già giunto il mio turno. La signora parla un inglese incomprensibile a causa di un fortissimo accento cinese. Le spiego che vorrei che mi tagliasse i capelli, molto sul lato e un pochino meno al centro. Ma il problema di comunicazione è gigantesco e prima di arrivare al risultato voluto passiamo per tutte le misure del rasoio elettrico. Mentre mi sfrega violentemente il rasoio sulla testa la barbiera cerca di fare conversazione ma è assolutamente impossibile per me capire una parola di quel che dice e quindi mi limito ai classici sorrisi di circostanza e cauti “Yes” quando il discorso sembra richiederli, intanto scruto lo stato della mia chioma. Uno degli avventori in coda dopo di me, che poi incontrerò alla festa e scoprirò essere un mio collega, se ne va accampando una scusa. Più tardi mi confesserà di essere rimasto terrorizzato dalla scena del mio taglio. Nonostante questo i capelli raggiungono finalmente la lunghezza che desideravo. Il conto mi sorprende positivamente tanto che sono portato anche a dare una mancia alla signora, 17 dollari tutto compreso (11.5 euro al cambio odierno) non era certo il prezzo che temevo di pagare.

Per chiudere degnamente il tema del barbiere, come non citare il più celebre barbiere pensatore e filosofo di questi tempi, a voi Giovanni Bivona, candidato per il Patto per la Sicilia alle elezioni del 2003.

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