La stragrande maggior parte degli adulti trascorre una significativa porzione del proprio tempo a lavorare. Bella novità. Non si pone neppure in questione perchè lo si faccia, ognuno ha le sua ragioni, che possono essere necessità nel caso più semplice, passione per l’attività intrapresa o altro ancora a seconda delle circostanze. A volte mi chiedo se un così forte investimento di tempo possa essere giustificato solo da un guadagno mensile (o bisettimanale) e qualche grigia soddisfazione tra colleghi e conoscenti. Sono l’ultima delle persone che si sogna di tirare in ballo misteriose missioni e vocazioni, ma le decine di ore che vengono trascorse al lavoro meritano di essere dedicate a qualcosa di più che il proprio sostentamento e l’appagamento delle proprie ambizioni, per quanto esse siano attraenti e stimolanti. In un intervallo di tempo in cui ci dedichiamo a ciò che sappiamo fare meglio, sarebbe bene che ciascuno contribuisse al bene della società in cui vive e che la propria soddisfazione derivasse anche e soprattutto dai benefici che essa può trarre dall’attività svolta. Qualche giorno fa ne chattavo con un amico e ci scambiavamo opinioni simili seppur differenti sull’utilità di ciascuna professione. Pur essendo tutti d’accordo che lo stilista non è un mestiere utile alla nessuno salvo altre persone inutili, già chi si adopera per far funzionare correttamente un software può essere materia di analisi, quando invece ovviamente tutti concordano che il medico o il pompiere svolgono un servizio direttamente percepibile da chiunque e sicuramente indispensabile.

Non amo la società occidentale degli anni in cui vivo, la gente in sè, le persone come collettività e spesso come singoli. Non sono di coloro che si darebbero interamente pur di fare del bene a qualcuno. Io penso per me stesso e già mi sembra fin troppo, a volte è quasi impossibile anche questo. In questo pensare per me stesso un elemento di cui comincio ad avere bisogno è la percezione che ciò che faccio, la mia attività, quello per cui gli altri mi conoscono, è un lavoro utile, qualcosa che può influenzare positivamente il mondo che mi circonda e di riflesso quelle persone di cui dicevo prima. E non ho scritto “percezione” a caso, fa parte dell’egoismo: mi è sufficiente esserne convinto, credere che sto facendo qualcosa di buono per essere soddisfatto, per contribuire effettivamente in modo attivo ed efficace credo ci voglia ben altro che buona volontà ed impegno. Purtroppo è difficile che mi accontenti e prima o poi mi ficcherò davvero a fare qualcosa di verosimilmente utile. Con questo non dico certo che da domani voglio cambiare lavoro e fare l’infermiere (no, nemmeno l’ambulanziere!), ma vorrei cercare di piegare la mia strada in questo senso. Di sicuro la mia specializzazione tecnologica nell’affarone del 2000 non mi aiuta in questo, non sono di quelli che crede di cambiare il terzo mondo con Internet..

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