Non voglio fare il fabbro e pestare sul ferro sempre caldo del tempo che passa in fretta, ma sembra ieri che sono arrivato qui con le mie due valigione piene di niente, senza sapere dove andare ad abitare e con una conoscenza sommaria ma speranzosa di quel che mi attendeva nella bella Vancouver. Catapultato in un altro continente, pur consenziente, in un altro ufficio, un’altra casa, altre persone, altre vie, altro clima. Senz’altro il cambiamento più brusco ed importante di tutti questi ventotto anni, certamente anche quello che sento più mio e a cui sono più affezionato, in quanto conquista. Questa città rappresenta per me qualcosa di più che un insieme di strade brulicanti di gente che parla una lingua per lo più anglosassone e diversa dall’italiano, è un traguardo raggiunto, un trofeo vinto.

Ciò non toglie che le prime settimane qui non sono state una passeggiata. Come quando si esplora una landa sconosciuta e si è cauti e guardinghi per essere pronti ad affrontare eventuali minacce, così ho cercato inizialmente di capire come funzionassero le cose in questa parte del Canada, osservando con attenzione quanto intorno a me accadeva per trovare il modo migliore per inserirmi. E’ un approccio molto difensivo, lo ammetto, ma consente di acquisire un alto numero di informazioni con relativamente pochi rischi per poi sfruttare al massimo la conoscenza guadagnata. Questo modo di fare un po’ appartiene mio carattere e, se ripenso a tutti i miei passati inserimenti in ambienti sconosciuti, ho sempre seguito poco più o poco meno questo metodo per impadronirmi poi della confidenza necessaria per fare tutto quel che mi passa per la testa senza correre troppi rischi.

E adesso mi sento davvero molto più cittadino di Vancouver di qualche tempo fa. Ho acquisito una sufficiente confidenza geografica, sono in grado di sostenere una conversazione con i locali senza che questi ultimi sbadiglino mentre trovo le parole corrette, comincio a conoscere un po’ di persone ed infine sto valutando di fare richiesta per la residenza, giusto nel caso tutto continuasse per il verso giusto. Sento di stare costruendo qualcosa con successo, sia qui, sia con me stesso e la mia zucca dura. Sempre più convinto di aver fatto la scelta giusta: nonostante le uova che ho dovuto rompere, la frittata sta venendo molto buona.

“Emancipate yourselves from mental slavery; None but ourselves can free our minds.”

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