Sono rimasto deluso e perplesso dal consueto discorso alla nazione che Presidente della Repubblica ha tenuto quest’anno. Più che un discorso incoraggiante in un momento complesso della storia italiana in vista dell’anno nuovo, sembra un requiem anticipato per una nazione moribonda senza più alcuna speranza, malata terminale in attesa che le sia staccato il tubo. E’ un’ennesima espressione, gravissima da parte di un’alta carica, di quello spirito italianissimo che porta a lamentarsi di tutto e a restare inerti in attesa che le situazioni cambino per conto loro. Cosa che sorprendentemente non si verifica. L’atteggiamento sterile e parassitario di chi vede, sospira e pensa ad altro. Se questa è la spinta al cambiamento, l’impulso a reagire che i leader vogliono dare a questa nazione in frantumi, tanto vale stare zitti e dire che quest’anno il discorso non andrà in onda perchè non c’è più niente da fare. “Si salvi chi può” sarebbe stato più incoraggiante di quella melassa intrisa di cordoglio che ci ha regalato il Quirinale.

Ecco che invece il discorso di Beppe Grillo (anche in video per i fanatici dello schermo), nato per scimmiottare satiricamente quello ufficiale, è quest’anno ben più efficace e puntuale del primo, potendo anche urlare fuori dai denti la rabbia senza mezzi termini e parolucce per accontentare tutti. Nonostante i polpettoni informativi di cui veniamo continuamente ingozzati come oche, tutti siamo al corrente, poco più o poco meno, della situazione in cui versa questo paese: Grillo, sia benedetto, sta facendo qualche cosa in prima persona. Ed è benedetto non tanto perchè le sue attività siano particolarmente efficaci, forse non porteranno a nulla, è un sant’uomo invece perchè dimostra la possibilità di agire, dimostra che volendo si può protestare, dimostra che con sufficiente sforzo si può venire in possesso delle informazioni che ci vengono sistematicamente negate. Grillo è un inno all’azione, qualcuno che ha ancora voglia di credere di poter cambiare qualcosa prima che il Titanic si inabissi definitivamente con tutta la banda che suona.

In questo momento, pur sospirando mesto come un Napolitano, sento di godere molto di più a sfogare l’urlo di un Grillo e continuare a mantenere la testa alta e lo spirito pronto. E invece che la debosciata conclusione del nostro mite presidente “a voi che mi ascoltate, e a quanti sono in queste ore raccolti con le loro famiglie, auguro un anno sereno, per difficile che sia”, grido ben più volentieri “Italiani!!! Coraggio, coraggio verso la catastrofe ma sempre con ottimismo”. Ancora, buon anno!

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