Ricordo negli anni novanta quando gli amici che avevano fatto un viaggio in America tornavano estasiati dicendo che erano di cinque anni avanti all’Italia, qualsiasi cosa questo significasse. Non c’è dubbio che da questa parte dell’Atlantico molti prodotti della tecnologia abbiano preso piede ben più che in diverse parti d’Europa e siano più diffusi e popolari. Probabilmente parte della causa è da cercarsi nella presenza di diversi colossi del settore su territorio statunitense ed una storica propensione al progressismo. Obiettivamente qui la tecnologia costa meno e la percentuale di popolazione appartenente ai gruppi che il marketing chiama “innovators” e “early adopters” è superiore che altrove. Indubbiamente però, complice la famigerata cultura globale, questo divario si è andato assottigliando negli ultimi anni, ed è sorto un esempio opposto, quello della telefonia mobile.

L’Europa ha incorporato questa nuova tecnologia con una rapidità sorprendente, facendola evolvere dai primordi alla maturità in pochissimi anni. Sicuramente ha avuto una forte influenza il fatto che la densità della popolazione europea è nettamente più alta e l’investire sulle apparecchiature trasmittenti sul territorio ha un ritorno molto più appetitoso potendo servire molti più clienti. Resta il fatto che in Europa ormai la stragrande maggior parte della popolazione possiede un telefono personale e io stesso, che di certo non sono stato tra i primi pionieri, ce ne faccio uso da più di dieci anni. E ormai ne conosco l’uso, la cultura, i modi, forse addirittura esiste, seppur non formalizzato, un galateo della comunicazione via telefono cellulare. I messaggi, le telefonate, gli squillini, i messaggi con disegni e video, ciascuno di essi ha il proprio codice di interpretazione e la propria posizione nei processi comunicativi comunemente accettati. Anche in questo caso mi piacerebbe avere studiato qualcosa di più di teoria della comunicazione per avere a disposizione qualche strumento di analisi più preciso, ma per adesso mi devo accontentare di un po’ di buon senso.

Con questi presupposti mi sono scontrato con una cultura canadese decisamente indietro di parecchi anni per quanto riguarda il livello di servizio, i costi e la diffusione. Questo porta il telefonino ad essere ancora qualcosa di “nuovo” e non completamente integrato con la vita di tutti i giorni. Gli SMS sono rari e molto formali, le chiamate vengono pensate attentamente in anticipo, i servizi aggiunti e l’accesso ad Internet sono di la da venire. Scherzando con una mia amica è venuto fuori che il servizio SMS è disponibile e comune da meno di tre anni e che nessuno lo usa molto per i costi che però ultimamente sono in calo. Niente conversazioni infinite via messaggio, niente copie dei compiti in classe, niente abbreviazioni adolescenziali. Ma, per chi come me ci è abituato, è come avere uno strumento di comunicazione in meno, una menomazione tecnologica, come se dall’oggi al domani Internet tornasse al 1998, quando Google era appena nato e tutti confondevano gli indirizzi di posta elettronica con quelli dei siti.

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