Senza dubbio e senza rivale alcuno il viaggio peggiore degli ultimi anni. Schizzerò ora un breve resoconto delle mie sventure in questa occasione, parte causate da me, parte dal fato e parte dal resto dell’umanità che mi vuole male.

Partenza da Vancouver sabato mattina. Il taxi prenotato il giorno prima arriva puntuale alle 5.30 e mi porta in aereoporto in un battibaleno. Porto con me un paio di doni dei quali uno è una bottiglia di Cabernet della British Columbia. Una volta eseguito il check-in attraverso le comodissime macchinette automatiche mi avvio con il mio unico bagaglio verso i controlli di sicurezza dove affermo con certezza il falso, cioè che non ho alcun liquido oltre i 100ml. Il marchingegno a raggi X non sbaglia, becca il Cabernet, e vengo braccato come un contrabbandiere terrorista e rimandato al via, cioè al check-in. Qui, con mio smacco sono costretto ad imbarcare il bagaglio dopo aver atteso in fila una comitiva di occhi a mandorla carichi come muli. Passo il resto dell’attesa maledicendo la mia idiozia che oltretutto mi ha anche fatto lasciare nel bagaglio gli unici due libri che mi sono portato. Sull’aereo cercherei di dormire un po’, se non fosse per un tale che russa come una segheria esattamente di fianco a me. Sono tentato di contunderlo.

Arrivo a Toronto, finalmente. Ma non so ancora cosa mi aspetta da li a poco. Prima di reimbarcarmi alla volta di Boston devo recuperare il bagaglio e passare la frontiera con quelle che mi aspetto essere le usuali noiose procedure yankee. Presenta i documenti una decina di volte, compila il modulo della dogana, fai la coda, fatti ricordare che devi compilare anche il visto, prendi il visto, cerca una penna, compilalo, rifai la coda, rispondi alle domande idiote, reimbarca la valigia. Ma ecco che giunge la sorpresa. Non appena giunge il mio turno per i controlli di sicurezza dopo la dogana, una simpatica guardia sotto forma di barbuto indiano mi prende in simpatia e decide che dopo il solito strip-tease è giusto sottopormi anche ad approfondito palpeggiamento ed ispezione di tasche e giacca. Il tutto con un simpatico sorriso costellato da battutine fuori luogo sul mio essere italiano. Cerco di essere paziente. Questa volta mi riesce.

Finalmente mi imbarco e arrivo a Boston. Recupero il bagaglio e mi infilo su un taxi dopo aver espressamente chiesto di poter pagare con carta di credito. Il guidatore è un iracheno che si diletta a raccontarmi come suo cugino sia un hacker. Il pagamento avviene con uno strumento che non vedevo da anni in grado di imprimere su carta le cifre in rilievo della carta di credito. Con il parentado che vanta il tassista sono proprio tranquillo.

Riparto stamattina. Visto il viaggio che mi attende ho pensato di dormire un po’ di più di mattina in hotel, ma la signora delle pulizie a partire dalle 8 decide di bussare ogni venti minuti per sincerarsi se mi sia alzato o meno. Alla fine cedo. Il tassista mi porta in aereoporto senza proferire verbo e di questo lo ringrazio. Senza vino questa volta spero di potermi portare la valigia in aereo, ma all’ultimo momento mi viene sottratta perchè a quanto pare i vani portabagagli sono troppo piccoli. Anche stavolta niente libri.

Giungo a Montreal dove recupero la valigia sana e salva e supero la frontiera canadese rapidamente. Pericolo scampato? Nient’affatto. Per qualche motivo vengo assegnato alla coda di coloro che hanno l’onore di vedere la propria valigia spalancata dai doganieri. Non ho mai visto tanto dispiego di forze in questo senso. Una decina di ufficiali si dedica all’ispezione delle valige dei passeggeri più fortunati. La mia valigia è piccola ed è facile controllarla, ma la coda mi fa perdere il tempo che volevo dedicare al pranzo. I miei guai sembrano finiti quando, dopo aver cercato l’aereo per Vancouver sui pannelli luminosi, mi avvio al gate. Attendo che tutta la gente si imbarchi prima che lo steward mi informi che ho sbagliato gate e che quello non è il mio aereo. Qualche genio ha messo due aerei per Vancouver alla stessa ora. E io non ho letto bene i pannelli. Arrivo all’ultimo momento al mio imbarco e crollo sulla sedia. Esausto. Il resto scorre senza che nemmeno me ne accorga.

Se qualcuno sta cercando di fermare la globalizzazione ostacolando i viaggi aerei ci sta riuscendo perfettamente.

Annunci