Sembra che ci sia una smania di rovinare la memoria delle storiche saghe che hanno tenuto alzate schiere di giovani della mia generazione. Queste cronache si affiancano in quanto ad interesse a quelle di Ezio Luzzi per chi se le ricorda. Un frullato di noia e di scene deja-vu come nemmeno Alien La Clonazione. Ero convinto che il soggetto, già non il massimo dell’originalità, fosse stato strizzato a sufficienza con l’ultimo pacchianissimo e insopportabile capitolo, ma evidentemente ero in errore. C’è ancora qualcosa da dire su questo malnato impasto che farebbe rivoltare Asimov nel feretro. Per pietà del cielo il vecchio Schwarzie non compare (non ancora) e si può a buon diritto sperare di non sentire “Hasta la vista, baby”, ma il resto di clemenza ne dimostra poca e tira uno sbadiglio dopo l’altro pestando su un ferro ormai gelido. Sarah Connor e suo figlio John sono condannati a vivere continuamente ricercati dai robot e dalla polizia che sorprendentemente non crede che ci sia una prossima guerra termonucleare tra macchine e umani. Poveri pirla. Noi invece siamo condannati alla noia di osservare pestaggi visti e rivisti tra robot buoni e robot cattivi, facilmente distinguibili al pubblico cerebroleso per il colore degli occhi a LED (qui George Lucas con le sue spade Jedi aveva visto lungo), mentre la mamma del ragazzino futuro genio della robotica riesce a sfoderare un’unica espressione ed una sola frase “None is ever safe” che sa tanto di già sentito almeno quanto “Questa calma non mi piace”. Le citazioni dai precedenti capitoli del grande schermo fioccano così fitte che non possono che lasciare sospettare una mancanza di idee nuove da parte degli autori. Unica nota positiva la protagonista robotica (femminile!) Summer Lau che, nonostante il nome che urla allo scandalo (vorrei vedere qualcuno così crudele da chiamare sua figlia Estate), ravviva almeno dal punto di vista estetico l’intera puntata che ciononostante non riesce proprio a scorrere senza pause da palpebra pesante. L’unica conclusione che ne traggo è che le macchine hanno finalmente realizzato che i robot non devono per forza essere brutti come il governatore della California, ma possono avere un aspetto piacente. Voglio vedere chi oggi, dovendo costruire un robot, lo modellerebbe con le sembianze di Buttiglione piuttosto che Scarlett Johansson.

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