E’ una vita che voglio scrivere questo messaggio e finalmente ho trovato un titolo adatto. Non si può immaginare quanto sia frustrante voler dire qualcosa ma non trovare un titolo adatto e sufficientemente appetibile per il gentile pubblico. E’ come quando si deve fare quella grossa ma tutti i bagni sulla strada sembrano indegni del nostro deretano. Ma finalmente la mia materia grigia si è pregiata di tanto sforzo ed ha deposto tanto di cappello, mezzo citazione e mezzo sornione nei confronti del lettore.

Ebbene cosa desidera l’uomo? L’uomo inteso come il genere umano nel suo complesso, non il genere maschile nello specifico. Tutti avranno la loro bella risposta pronta, i soldi, il successo, la fama, i meno materialisti azzarderanno anche la felicità, magari derivante dall’affetto di una famiglia ben costruita ed un giro di amici selezionati. E questi sono certo valori che molte delle persone che ci circondano certo perseguono, alcuni in maniera forsennata, ma ciascuno di essi non è ancora l’essenza dell’obiettivo, il vero obiettivo che più o meno inconsciamente è nella mente di ognuno. Qual è il motivo infatti che porta un europeo medio a non essere soddisfatto del proprio stile di vita quando un keniota è in grado di abbandonare tutto alla volta dell’Europa in cerca di quel medesimo agio che viene considerato insoddisfacente dai locali? La risposta è ovvia, ed è il termine di paragone. Ciascuno valuta la propria condizione e si pone obiettivi in base all’ambiente in cui è immerso. La soglia della miseria per qualcuno può essere il lusso di qualcun altro. La felicità di uno può essere la disperazione di un secondo. In che modo dunque vengono impostati gli obiettivi, i desideri e le illusioni delle persone? A mio parere una delle tendenze massime nell’uomo, alla pari con i bisogni primari quali mangiare e dormire, è di dimostrare la propria superiorità agli individui che lo circondano in qualsiasi modo sia possibile farlo.

Sin da bambini veniamo tutti abituati ad essere messi in competizione. A scuola ci sono i voti, i promossi e i bocciati; durante i giochi c’è chi vince e c’è chi perde; più tardi si sviluppano meccanismi più complessi ed è più complesso decretare vincitori e vinti, ma parametri quali la posizione sociale, l’agio economico, la fama o addirittura la bellezza del partner sono certamente linee guida con cui siamo tutti familiari e che spesso utilizziamo per farci un’idea se qualcuno ha avuto successo o ha fallito come essere umano. Allo stesso modo siamo tutti consapevoli di questo sguardo da parte degli altri e non abbiamo altra scelta se non giocare a questo perverso tavolo e cercare di dimostrare in ogni modo che siamo migliori, se non di tutti almeno di una buona parte. Il borghese concetto di essere sopra la media, qualsiasi cosa significhi. E i confronti avvengono tutti i giorni, tra amici, conoscenti, colleghi e parenti. Chi ha avuto l’aumento, chi si è potuto permettere l’auto nuova, chi ha fatto carriera e chi è sempre li nello stesso brodo nella sogghignante compassione generale. Leggevo recentemente di un interessante sondaggio che riportava come la stragrande maggior parte delle persone intervistate preferirebbe guadagnare 50,000$ all’anno contro i 25,000$ dei colleghi, piuttosto che guadagnare 150,000$ contro i 250,000$ dei colleghi. Posso stringere i denti, purchè gli altri stiano peggio di me. Mal comune mezzo gaudio in una versione distorta.

Ovunque mi giri, qualsiasi notizia legga, con chiunque parli, tutto mi parla di questo, come se il mondo si muovesse in una crisi ossessiva nel tentativo di primeggiare. E l’obiettivo, qualsiasi esso sia, perde il suo significato nel momento in cui non è importante raggiungerlo ma è importante che gli altri siano più indietro. Non c’è pace, non c’è quiete, non c’è felicità finchè il mio prossimo avrà la possibilità con un colpo di reni di portarsi in vantaggio. La mia felicità non varrà nulla se anche il mio vicino potrà ottenere ciò che mi rende felice. La soddisfazione è tale in quanto appropriazione esclusiva e criterio di distinzione.

In fondo la vita si riduce ad una gara a chi piscia più lontano.

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