Ormai non è più possibile nascondersi nel diniego e nell’indifferenza. Girare la testa dall’altra parte o fare orecchio da sordo. E’ come fumare: o lo si fa o non lo si fa, e si è perfettamente (più o meno) in grado di spiegare il perchè in entrambi i casi. Non ci si può più permettere di cadere dalle nuvole e chiedere cosa sia Facebook quando qualcuno ci poka su una spalla. E quindi, per tutti voi che ve lo chiedete, non sarò certo io a scriverlo qui quando c’è una Wikipedia fatta apposta per chi vive come gli struzzi con la testa conficcata nella sabbia.

E’ ovunque. Tutti hanno un account su Facebook e parte della vita si è spostata li, sulle pagine del cosiddetto web 2.0. Si può fare questo, si può fare quello. Posso condividere le foto e scrivere il mio blog. E posso riprendere i contatti con amici e colleghi che ho perso di vista tanto tempo fa e non so come rintracciare. E poi ci sono i gruppi basati su interessi, musica sport e dio solo sa cos’altro. Difficilmente riesco ad immaginare come sia possibile farne a meno una volta adottato. E’ così immediato e facile da usare, è tutto via web! E anche sul mio Mac nuovo di scatola funziona benissimo. Da casa, dal lavoro, dal cellulare, quando sono in viaggio, posso sempre accedere alla mia pagina ed aggiornare lo status, così tutti i miei amici sanno se sono contento o mi girano a vortice. E magari poi mi mandano un messaggio personale per chiedere cosa c’è che non va. Adesso quando conosco delle persone subito dopo il nome chiedo se hanno Facebook così posso subito mettermi in contatto con loro e allargo il mio network. Mi consente anche di organizzare eventi e posso invitare tutti i miei contatti senza dover spendere un capitale di SMS. E loro lo vengono a sapere subito e magari possono invitare anche altra gente. Su Facebook.

Ne ho sentito parlare per la prima volta quasi due anni fa e l’ho preso in antipatia pochi mesi dopo. Perchè? Motivi personali, ma in generale è difficile che prenda in simpatia qualcosa alla prima. Ed è maledettamente diffuso quanto i pantaloni a vita bassa. Ogni volta c’è qualcuno che mi chiede se ho l’account o se voglio iscrivermi. E le foto delle vacanze non c’è modo di averle se non su Facebook. Il fatto che ce l’abbiano tutti è l’invito più allettante per rifiutarlo ad occhi chiusi, va da sè, ma non disdegno anche un minimo di riserbo per le questioni di privacy. Non è nulla di realmente inquietante, ma l’idea che un’unica entità con cui nemmeno ho un formale contratto disponga di ogni genere di informazione personale su di me, incluse relazioni, fotografie, diario e simili, la trovo quantomeno discutibile.

Non perdete tempo a cercarmi, I don’t poke anyone..

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